Undici Settembre
Se siete molto giovani ne avrete semplicemente sentito parlare, se avete qualche anno in più sulle spalle, avrete visto tutto quanto in televisione. In Italia, la notizia fu data alle tre del pomeriggio.
In seguito a quell'evento si è scatenata una guerra durata più di vent'anni, con un finale che difficilmente può essere considerato come una vittoria, visto che quando l'esercito USA lasciò il paese, bastarono poche settimane affinché i talebani si riprendessero tutto quanto. Quell'evento scatenò la paura verso il popolo islamico, e il sospetto verso tutti coloro che sono di religione islamica. Quell'evento ha complicato le nostre vite, i viaggi, inserendo controlli estenuanti ogni volta che si sale su un aereo. Quell'evento ha fatto nascere aziende come Palantir, il controllo di massa, l'uso di tecnologie sofisticate per intercettare comunicazioni, messaggi, segnali... tutto ciò che circola in rete... che possa anche solo accendere un minimo sospetto di terrorismo.
Ma tornando a quel giorno, voi dove eravate? Io ero al lavoro, venni chiamato, tutti quanti ci radunammo davanti a quel piccolo tv 14" a tubo catodico, l'unico connesso all'antenna della palazzina. All'epoca le notizie giravano ancora così, telegiornale e quotidiani cartacei, anche la radio, ma internet era ancora un posto privo di social network, di fake news, di... Tutto ciò che conosciamo bene oggi.
Fummo tutti devastati da quell'evento. I più tecnici cercarono subito di capire come avesse potuto accadere. I più politici cominciarono a discutere degli errori degli americani e delle conseguenze di un secolo di prevaricazioni di altri popoli per il solo profitto. Altri stavano zitti.
Quella sera andai al corso di inglese. Ricordo Victoria seduta nella saletta multimediale. Guardava le notizie. Ground Zero era ovviamente l'unica notizia. Lei, newyorkese, era senza parole. Ricordo che mi appoggiai allo stipite dell'ingresso, lei era sola in quella saletta.
Are You ok? Are your parents safe?
Lei neppure aveva girato lo sguardo verso di me. Fissava lo schermo. Ci mise un po' ad annuire.
They're Safe. But... Look at that...
Non c'era bisogno di dire altre parole. Entrai nella saletta e mi misi seduto accanto a lei. In silenzio. Noi uomini, solitamente, somatizziamo le situazioni drammatiche, i problemi, ciò che ci turba in silenzio. Spesso ci basta la vicinanza di un amico, una pacca sulla spalla, la presenza, magari una birra e un connubio di sguardi cupi e sguardi riconoscenti. Le donne solitamente devono esternare i loro problemi, e preferiscono parlare, scambiare le proprie emozioni comunicandole apertamente. Victoria era newyorkese vera, una donna quadrata, energica, fieramente americana. Severa ma giusta. Irreprensibile durante le lezioni, con un carattere invidiabile, ma anche capace di regalare un sorriso e di divertirsi alle uscite che facevamo in gruppo, noi studenti e loro insegnati. Quel giorno era silenziosa. Passò qualche minuto, forse una decina, o più, poi cominciò a parlare di sua mamma, suo fratello, tutti e due erano lontani dal World Trade Center... Luckily, they were at home.
Ma non aveva notizie dai suoi amici.
It's not easy to make a call...
Linee intasate, ovviamente, tutti chiamavano tutti.
Quella sera non feci lezione. Rimasi lì, con Victoria. A noi si aggiunsero, piano piano, Eliana, della recption, altri studenti, Mina (la mia prof preferita, Canadese), Erik (Californiano), Denise (Irlandese)... La saletta si riempì, stavamo tutti in silenzio, a guardare le immagini della diretta.
Sono passati venticinque anni da quel giorno. Non ho più contatti con nessuno di loro. Non esiste neppure più, quella scuola. Eppure ricordo i loro volti, le emozioni condivise, quel momento di vicinanza.
Non è l'unico ricordo che mi ha segnato in modo così profondo. Anche quello avvenne in settembre, era il primo giorno di scuola, avevo otto anni, era il 1980. Il due agosto era esplosa una bomba alla stazione della mia città. Quasi cento morti, tantissimi feriti, ero piccolo, e quel 2 agosto ci stavamo preparando per partire per le ferie, alcuni miei amici erano in stazione per andare in vacanza. Il fratello di un mio compagno di scuola, illeso, e una bambina di un'altra classe, non la conoscevo bene, Manuela Gallon, che non ce la fece. Io però non ricordo quel due agosto. Ricordo il rientro a scuola, e quella mattina, dove fummo tutti raccolti nel piazzale, per ricordare la nostra compagna che non c'era più. Ero in piedi di fianco a Monica, una mia compagna di classe. Ero molto affezionato a lei. Ricordo che stava in piedi, ma piangeva, e io le tenevo la mano. Non era l'unica a piangere. Ricordo le lacrime sul viso della Raffaella, e di tante altre bambine. Noi maschietti stavamo in silenzio. Forse meno maturi delle femminucce, non capivamo bene cosa fosse accaduto, alcuni si facevano persino scherzi innocui, sempre in silenzio, probabilmente perché erano felici di quella interruzione delle lezioni non prevista.
Ma tornando alla giornata di oggi, voi, dov'eravate?



Commenti
Posta un commento