Insetti giganti

Ma non è questo il giorno in cui tornare nei foschi pensieri che mi tormentano ormai da parecchio tempo. E' di un sono che voglio parlare, e l'ho fatto ieri sera.
Esploravo una foresta assieme a un piccolo gruppo di persone. Felci enormi, tronchi strani che salivano al cielo avvitandosi, contorcendosi, per poi esplodere in un groviglio di rami e fogliame che farei fatica a descrivere. E poi l'erba, fine ma altissima, un tappeto verde e avvolgente su un suolo morbido, quasi fosse uno strato bello spesso di muschio.
Un ragazzo giovane, riccio, col pizzetto, sedeva a pochi passi da me con un bloc notes. Ritraeva uno strano fiore dai petali scarlatti, avvolti in una sorta di pannocchia, da cui uscivano un paio di pistilli azzurri.
Niente tecnologia in quel sogno. Niente tablet, cellulari, computer. Al collo avevo una reflex. Qualcuno reggeva delle torce elettriche connesse a pacchi batteria "zaino". L'attrezzatura da campo era stata adagiata al centro dell'area che stavamo analizzando. Un paio di uomini erano armati di machete, io stesso ne avevo uno al fianco.
Scattavo una foto a un insetto stecco enorme, grande quanto il mio braccio. Potevo vedere i suoi occhi, e mi sentivo osservato tanto quanto lo era lui.
Poi, un brusio, un rumore proveniente dall'alto. Il primo ad alzare lo sguardo è il ragazzo. Non ne conosco il nome, e nel sogno non ci sono scambi di parole, tra me e nessun'altro, ma neppure tra gli altri membri del gruppo.
In alto c'è un grosso alveare. E quando dico grosso, dovreste pensare a un favo grande quanto la Fiat Topolino, o la Citroen AMI. Insomma, bello grande. Attorno ad esso svolazzano degli insetti. api. Gialle e nere sull'adome, con ali argentee, gli occhi a sezioni esagonali. Riesco a vederle bene perché sono più grandi del mio pugno.
Gli insetti stanno uscendo uno dopo l'altro dal favo. Sono stati disturbati da qualcosa. Non credo che sia stata la nostra attività. Eravamo silenziosi, rispettosi dell'ambiente. Eppure qualcosa li ha disturbati.
Il fiore scarlatto si apre lentamente, i suoi petali si aprono come fossero ballerine su un palco che corrono a spirale dal centro verso le quinte. Al suo interno c'è un'ape, ma non prende il volo, cade a terra, morta.
Il momento in cui l'insetto tocca il suolo morbido, il suo tonfo soffocato dal tappeto erboso, è l'istante in cui le altre api decidono di scendere all'unisono verso di noi. Ci attaccano.
Ne siamo tutti consapevoli, una sola puntura, per noi, significa atroci sofferenze. Più di una, significa morte certa. Ma non c'è tempo per scappare.
Il ragazzo lascia cadere a terra il taccuino. Tenta di scappare, ma viene subito raggiunto da diverse api. Mi guardo attorno. I due uomini col machete tentano di difendersi disperatamente tagliando l'aria. Mi volto in cerca di un possibile rifugio, e davanti ai miei occhi c'è un'ape in volo sospeso. Mi osserva. Sento il brusio delle sue ali, e mi sveglio.

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