La macchinetta del capuccino...
Camminiamo fino a un bivio. Il sentiero si biforca in presenza di un canale di irrigazione. I due rami procedono paralleli col canale al centro. Io vado a sinistra. Sansone, spinto da qualche odore, va a destra.
Io procedo per il sentiero di sinistra mentre Sansone mi segue dall'altro lato del canale, tenendo gli occhi puntati su di me. Non ha il coraggio di attraversare il canale per ricongiungersi con me. Sono tranquillo, già vedo che i due percorsi torneranno a unirsi più avanti. Un piccolo ponticello scavalca il corso d'acqua.
E' proprio lì, sul ponte, che incontriamo una ragazza. E' alta, vestita con un abito da gala tutto bianco, con una gonna vaporosa, e un vestito elegante che la avvolge senza mostrare le sue grazie, e senza neppure permettere di intuirle. Il viso è gentile, ma sfuggente. Non saprei proprio descriverla, se non per l'abito, e i lunghi capelli scuri che cadono alle sue spalle fino a sfiorare il terreno.
Lei è a piedi nudi. Sorride a Sansone, e ci indica di seguire un altro sentiero. Non parla. Usa le sue movenze delicate per condurci fino a un ponte levatoio. Il canale di irrigazione si unisce al fossato del castello che sorge al di là del ponte.
Conosco quel castello. Ho dei ricordi tra le sue mura, anche questi sfuggenti, come il volto della ragazza. Sono però sicuro che al di là del portone troveremo un'ampia sala, con uno scalone centrale che conduce a un piano rialzato. Da lì si può scegliere se recarsi sulla sinistra, verso le torri, l'armeria, e i locali di servizio; o sulla destra, verso una piccola sala da ricevimenti, intima, ed elegante. Il resto del castello è invece percorribile dai vari corridoi che si dipanano dal salone centrale, al piano terra. Altre scale condurranno verso le altre torri, servite comunque da passaggi di servizio collegati al lato sinistro del piano rialzato, e le stanze nobiliari, gli ambienti diplomatici, e gli spazi privati di chi vive abitualmente tra quelle mura.
La ragazza ci invita a salire le scale, a procedere verso la saletta sulla destra. Lì sono presenti altre persone, poche, a dire la verità. La porta della saletta viene chiusa alle nostre spalle. La ragazza mi conduce verso una macchina per fare caffè e cappuccini. Tutti stanno bevendo caffè, o cappuccino, tranne Sansone, che si dedica a una bella ciotola di acciaio inox ricolma d'acqua. Prendo la mia tazza. La metto sotto alla macchina. La manovro come se conoscessi bene il suo funzionamento.
Il cappuccino è pronto, ma non faccio in tempo a prenderlo che un uomo, elegante, con baffi importanti, lo prende al mio posto. Sorride. Si allontana. Io mi preparo un secondo cappuccino. Anche in questo caso, però, quando è pronto, si avvicina un'altra persona, sorride, e prende la tazza al posto mio. Terzo cappuccino, questa volta è una donna a prenderlo, sempre con un sorriso. Continuo, insisto, ma non riesco ancora a sorseggiare il cappuccino. Sono quasi invidioso di Sansone, che mi guarda incuriosito, e ha la sua ciotola personale.
Ennesimo cappuccino. Quando la bevanda è pronta, questa volta, nessuno si avvicina. Prendo la mia tazza, annuso l'aroma, è tutta mia ma... Suona la sveglia.



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