Il Sentiero dei Nidi di Ragno

 E' qualche decennio che non leggo libri di Italo Calvino. I miei preferiti di sempre sono Il Visconte Dimezzato, e Il Cavaliere Inesistente. Ovviamente sono letture giovanili, ma di recente, in un book crossing, il mio sguardo è caduto su Il Sentiero dei Nidi di Ragno, e l'ho preso.

Si tratta del romanzo di esordio di Italo Calvino, e non è un romanzo di quelli a cui associerei quell'autore. Forse è perché è uno dei primi autori che lessi da giovane, ma le sue storie sono sempre state, per me, divertenti, surreali, con una lettura su più livelli, per certi versi 'formative'.

Il Sentiero dei Nidi di Ragno è qualcosa di differente. Calvino racconta la propria esperienza nelle lotte partigiane, ma non lo fa come ho visto trattare quei temi in altri testi. Lui non racconta di battaglie, non racconta di eroi e disgraziati. Non racconta la cattiveria dei tedeschi e la bontà dei nostri partigiani.

Calvino entra nei panni del piccolo Pin, un bambino. Non ha genitori. Vive con la sorella, che fa il mestiere più antico del mondo, e in quei tempi, significava andare a letto con i soldati tedeschi. Pin lavora come calzolaio, ma visto che il suo datore di lavoro entra ed esce di prigione a causa degli screzi con le forze dell'ordine locali, lui vive per le strade, è un monello, e preferisce passare il tempo in osteria a far ridere gli adulti che a mandare avanti l'attività del suo capo. E' proprio in quell'osteria che Pin entra in contatto con i partigiani, e pur non capendo di cosa parlano, il loro mondo lo affascina a tal punto da farsi convincere a sottrarre la pistola del povero Fritz, un marinaio tedesco che si è infatuato di sua sorella. Così, mentre loro sono a letto, lui ruba la pistola... E il suo mondo cambia radicalmente.

Devo dire che questo romanzo di ieri, che per la lunghezza oggi sarebbe definito come semplice racconto, mi ha colpito. E mi ha colpito il libro che ho tra le mani, perché è pieno di appunti, di frasi sottolineate, di riflessioni... 

Io non sono uno che ama scrivere sulle pagine dei libri. Per me sono delle reliquie da rispettare, e scrivevo solo sui bordi pagina dei testi di scuola, per necessità, più che per volontà vera e propria. Per cui quel libro mi ha proiettato non tanto nella storia di Pin, ma in un attimo di vita del proprietario precedente, credo fosse una donna per la calligrafia, forse una ragazza. Sono entrato nei suoi pensieri, nelle emozioni che le pagine di Calvino le avevano suscitato. Mi sono sentito un po' un ladro, un po' una spia, un po' un esploratore.

Quel racconto di poche pagine è diventato un viaggio all'interno di un mondo inaspettato, mondo raccontato da piccoli frammenti, e contornato dalle testimonianze di un altro mondo, quello narrato nella storia di Calvino. Una imprevista intersezione che ha trasformato quel libro in un oggetto di cui ho deciso di non separarmi. Al prossimo book crossing, invece di far circolare nuovamente il libro di Calvino, porterò un altro testo. Ho sempre amato conservare i libri che mi lasciano qualcosa di importante, e Il Sentiero dei Nidi di Ragno è uno di questi.

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