Salviamo le Tartarughe
Corriamo, siamo in auto, ma una vettura ci taglia la strada. Sbando, sbatto contro alle impalcature dei lavori del tram. L'auto finisce con una ruota in un buco nell'asfalto. A nulla servono i tentativi per riprendere la fuga. Nel frattempo due uomini scuri, nel senso che mi appaiono come ombre senza volto, né abiti, quasi fossero delle semplici sagome umane, escono dall'auto che si è intraversata davanti a noi, e si avvicinano minacciosi.
Scendiamo, scappiamo a piedi verso casa dei miei, forse è un luogo sicuro. Ma quando ci avviciniamo al palazzo, questo è in fiamme, dall'ottavo piano fino al primo, è una torcia che divampa violentemente inondando l'intera zona di un fumo acre e denso. Dal fumo escono altre ombre, si girano verso di noi e si mettono a correre.
Cambiamo direzione, ci infiliamo in un cunicolo di viuzze, e finiamo senza neppure come, nel cantiere del terminal dei Tram. Sarà una costruzione moderna, imponente, con centri commerciali e locali pubblici. Oltre ovviamente agli spazi verdi, e le pensiline dei tram. Ci fermiamo un attimo. Ecco un ingresso. Le ombre ci sono alle calcagna.
Entriamo, e l'atrio sembra perfetto, con i marmi, i negozi aperti, la gente, e qualcuno, incuriosito, è vicino ai tornelli per accedere all'area dei tram per chiedere informazioni. Non abbiamo tempo per capire cosa sta accadendo.
Cerchiamo un'uscita, e identifichiamo subito una porta a vetri con l'apertura a spinta. Spingiamo. Le porte si spalancano e ci ritroviamo a bordo piscina. Un gruppo di giovani ci accoglie, ci prende sotto braccio, ci offre un drink. Bimbi piccoli ci circondano per vedere le tartarughine. Tutto sembra bucolico, tranquillo, e l'incubo ci sembra sparito, come se non fosse mai accaduto.
Ci rilassiamo. Libero le tartarughe, e i bimbi subito ci si mettono a giocare con delicatezza. Ale si sdraia al sole, beve il suo drink, c'è musica allegra, qualcuno balla. I maschi guardano un televisore. C'è un gran premio di Formula 1. Qualcuno mi chiede cosa ne penso di Leclerc.
Ma la pace non dura a lungo. Eccole, le ombre, ci hanno trovato.
Faccio un cenno ad Ale, che si alza con uno scatto che credo di non averglielo mai visto fare. Un colpo di reni ed è in piedi. Io recupero le tartarughe, mentre i bimbi esplodono in un 'noooo' sonoro. Ringraziamo tutti alla svelta, indichiamo le ombre, e scappiamo.
I ragazzi ci salutano sbracciandosi, e quando le ombre si avvicinano a loro, fanno di tutto per ostacolarle. Ma non c'è nulla da fare, queste sembrano fatte di fumo, lo stesso fumo denso proveniente dall'incendio del palazzo dei miei genitori.
Corriamo, rientriamo nel centro commerciale, nell'enorme atrio che dà alle pensiline del tram. Ci fermiamo. Abbiamo ombre alle spalle, e ombre davanti a noi. Mi guardo attorno, non vedo uscite. Ale mi indica una direzione, e senza esitazione, corriamo.
Ci infiliamo in un corridoio ampio. Le indicazioni segnalano che da lì si va alle sale del cinema. Ormai non ci meravigliamo più di nulla, per cui proseguiamo. Il corridoio si stringe, diventa sempre più buio, e si trasforma in un cunicolo claustrofobico. Ormai non vediamo più nulla, proseguiamo con la forza della disperazione. Ma non c'è nulla da fare.
Eccoli, davanti a noi. Ora appaiono solidi, e la loro sagoma sembra brillare nel buio come fossero cosparsi di brace incandescente. Ci giriamo, ma alle nostre spalle, altri due ombre avanzano, anche loro illuminate come la brace.
Il tempo scorre veloce, anche se le ombre camminano senza mostrare fretta nel catturarci. Il primo che arriva ci separa. Prende Ale, e la butta a terra. Lei grida. Ma non posso fare nulla. Le altre tre ombre sono su di me. Mi tengono fermo. Prendono le tartarughe, e mi sveglio.



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