La bambina e il gigante
Ne ho viste di persone cadere. Erano nascoste. Amici. Loro arrivavano. Attraversavano pareti e ostacoli. Si fermavano davanti alla vittima prescelta. L'uomo, il gigante, immobilizzava la preda. La bimba ne succhiava... l'energia? L'anima? E alla fine la vittima si accasciava al suolo.
Qualcuno spariva semplicemente. Altri rimanevano lì, adagiati al suolo, bianchi come dei lenzuoli, e scossi da strani tremiti.
Continuo a correre, ma sono distratto da un rumore alle mie spalle, e incespico contro una sedia, poi un tavolo, volo a terra. Sono esausto. E la bambina è proprio sopra di me.
Mi risveglio che sono in auto. Accanto a me ho altre tre persone. Uno alla guida, gli altri due dietro. L'auto è bianca fuori e dentro, e persino le ruote sono bianche. Ci muoviamo nel traffico, seguiamo una moto. Lui è un nostro amico. So che è un mio amico. Ma sono ancora confuso.
L'auto sembra seguire le regole della fisica, si muove nel traffico, rallenta e accelera proprio come una vettura normale. Non siamo come la bambina e il gigante. Dentro di me so che la persona che stiamo seguendo non è una preda. Vogliamo salvarla. Ma sinceramente non saprei come fare. Prima di tutto, ovviamente, dobbiamo starle vicino.
La moto frena, vira bruscamente, si infila in un vicolo dove l'auto non può accedere. Possibile che ci veda?
Scendo. Sul marciapiedi c'è un vecchio Ténéré parcheggiato. Salgo e metto in moto. Non ho bisogno di chiavi. Il mezzo obbedisce. Non sono mai salito su una moto, ma è come se l'avessi sempre fatto. Apro bruscamente il gas e mi infilo nel vicolo. Mentre avanzo la moto cambia colore, diventa completamente bianca, come me, come i miei compagni.
Freno, viro a sinistra, scendo una scalinata cercando di mantenere il controllo del mezzo, così taglio la strada al mio amico, che è su una Ducati, ed è costretto a seguire il nastro d'asfalto.
Sbuco su una strada più ampia e freno proprio in mezzo alla carreggiata. La Ducati appare proprio qualche istante dopo, e frena. Allora ci può vedere! Tutte le mie convinzioni, che non ho neppure idea da dove arrivino, saltano all'improvviso.
Una nuova idea mi raggiunge mentre lui avanza lento verso di me, e alza una mano per salutarmi - Sei venuto a prendermi? - dice.
Credo sia giunto il suo momento. Per questo ci vede.
Lo saluto. Lui scende dalla moto - Non lo so, - rispondo - Forse devo solo accompagnarti...
Lui annuisce. Ed ecco che appaiono la bambina e il gigante.
- Cosa devo fare?
- Aspettare.
Tutto avviene con la dovuta calma, come se fosse tutto naturale.All'improvviso mi ritrovo nel boschetto vicino alla gelateria, non lontano da dove vivevo. Ho con me dei calzari bianchi, e una tunica bianca. Li tengo come reliquie, in mano, e sono con gli altri miei compagni. Stiamo aspettando. Nessuno proferisce parola, osserviamo il boschetto. Ho la consapevolezza che tutti quanti noi abbiamo avuto la nostra cerimonia, anche se non la ricordo. Ma eccolo che esce dal boschetto. Non c'è più modo di rivangare il passato.
Si avvicina. Sorride compiaciuto. Avanza tranquillamente. Ha ancora indosso la tuta da motociclista.
Gli porgo i nuovi abiti. Lui si cambia in silenzio. Annuisce. Lascia la tuta a terra, che lentamente scompare. A bordo strada ci attende un'auto completamente bianca. Gli altri sono lì, ad aspettare pazientemente.
- E ora? - chiede lui.
- Non lo so.
E suona la sveglia.




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