Un paese nascosto tra i monti

 Stiamo camminando. La vallata è stretta, quasi un canyon. Le pareti salgono verticalmente. Il sentiero segue un torrente piuttosto agitato e rumoroso. E' probabilmente lui la causa dell'erosione delle rocce che ci circondano. 

Proseguiamo lentamente, osservando la natura che ci circonda. Alla nostra destra abbiamo il torrente, e al di là di esso la parete rocciosa che sale verso un cielo azzurro senza nuvole. Alla nostra sinistra c'è un prato, qualche albero, e poi la parete gemella di quella che affianca il corso d'acqua.

Arriviamo al villaggio. E' un paese antico. Si sviluppa quasi interamente sul lato sinistro del torrente. Piccole case di mattoni che si accalcano l'una sull'altra. Il sentiero che percorriamo è praticamente la strada principale del paese. Le case hanno un fascino incredibile. Sono poco curate, diventate parte dell'ambiente, con muffe e piante rampicanti che crescono tra i mattoni e le pareti. Hanno però un fascino antico, e sono tutte decorate con piccoli oggetti alle finestre, o attrezzi da lavoro appoggiati vicino alle porte d'ingresso.

Non si vedono persone in giro. Scattiamo qualche foto. Guardiamo ciò che ci circonda con meraviglia e un po' di soggezione. Un cane ci abbaia da un terrazzino in ferro battuto. E' la prima forma di vita che incontriamo da quando siamo entrati nell'abitato. 

Un piccolo ponte di legno taglia il torrente e conduce a un sentiero che pare scavato nella roccia. Sale lentamente, pochi metri, per poi infilarsi in una grotta dall'ingresso troppo preciso per essere naturale.

Decidiamo di andare a vedere cosa nasconde la grotta, per cui attraversiamo il ponte, che si lamenta sonoramente mentre lo superiamo. Saliamo i gradini di roccia. Non ci sono appigli, e la superficie su cui poggiamo i piedi è consumata, liscia, logorata da umidità e dal passaggio delle persone. Ci vuole un certo senso dell'equilibrio per sentirsi tranquilli nel salire fino all'apertura.

Apertura che pare condurre nelle profondità della terra. Camminiamo sospinti dal semplice chiarore che intravvediamo in lontananza. Gocce d'acqua gelida cadono dal soffitto. L'eco è incredibile. Fa freddo. Ma la curiosità è troppo forte.

Arriviamo ad una stanza enorme. E' una caverna. Sembra una cupola. Al suo apice potrebbero essere anche cento metri d'altezza. Attorno a noi abbiamo figure religiose, un laghetto alimentato da una sorgente che sbuca da un piccolo foro nella roccia. Poco distante intravvediamo anche due cascatelle, che una volta giunte a terra, alimentano due piccoli corsi d'acqua che portano al laghetto. L'acqua del laghetto sembra circoscritta dai suoi confini, per cui deve scaricare nel sottosuolo, in un qualche modo che non possiamo vedere a occhio nudo.

C'è un sentiero. E' fiancheggiato da piccoli vasi contenenti fiori di campo.

Lo seguiamo, e in breve tempo siamo nuovamente al buio, in un altro tunnel scavato nella roccia. Questa volta il percorso è più lungo, siamo completamente al buio, non vediamo neppure quale possa essere la nostra destinazione. Ci facciamo luce con le torce dei cellulari, ma l'inquietudine sale.

Proseguiamo. Abbiamo perso la cognizione del tempo. E' la curiosità a spingerci oltre, e ancora oltre.

Finalmente, quando ormai cominciavamo a preoccuparci, e a pensare di ritornare sui nostri passi, ecco la luce.

L'istinto ci spinge a correre. O forse è l'ansia che ci ha avvinghiati camminando nel buio più profondo.

Quando sbuchiamo dal tunnel ci troviamo in un ambiente aperto, circolare, circondato da pareti di roccia altissime. Alberi e cespugli circondano le pareti. Un verde incontaminato baciato dal sole circonda un secondo laghetto alimentato da una cascata maestosa. Il rumore dell'acqua in caduta libera è assordante.

Ci sono uccelli che volano in cielo. Il lago è popolato da pesci. C'e una leggera brezza, e l'aria è ricca di gocce d'acqua nebulizzata. Sembra un paradiso in terra.

Avanziamo sorpresi, incapaci anche solo di emettere una parola di stupore. Quando, da dietro a un cespuglio, compare un uomo. E' basso, vestito da montanaro, con la pelle incartapecorita, le mani abituate al duro lavoro, e un volto severo. 

Ci da il benvenuto. Dice che ci aspettava, e che dovremmo seguirlo.

Noi ci guardiamo negl'occhi, incuriositi, ma alla fine lo seguiamo.

Entriamo nella vegetazione. Il percorso è breve, visto che siamo in un ambiente circoscritto da pareti di roccia altissime, ma, immerso nel verde, mai ci aspetteremmo di trovare un tempio.

Colonnati, pareti affrescate, decorazioni in oro.

L'ingresso è aperto. L'uomo ci consiglia di entrare solo due alla volta, per cui ci dividiamo in gruppetti.

Entriamo. Le pareti sono affrescate interamente, dalla cupola fino al pavimento. Al centro è sospesa a mezz'aria una statua monumentale di Cristo. Alla sua sinistra la madonna lo guarda benevolmente. Alla sua destra è invece previsto un inginocchiatoio di marmo. Ogni dettaglio è da rimanere a bocca aperta. Dal soffitto filtra la luce, e tramite un cristallo si dirama in ogni direzione creando effetti inimmaginabili.

Il tempo che mi è concesso per visitare quel luogo è davvero limitato, devo uscire per permettere ad altri di poter ammirare quella meraviglia, e mentre varco la soglia per tornare all'aperto, suona la sveglia.

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