Lock down, mecha e... Venezia!
Ero stato avvisato. E sono pronto per uscire. Apro la porta. Scendo le scale. Ho con me un piccolo zaino. Quando arrivo all'ingresso mi attendono due uomini di scorta. Un veicolo militare è parcheggiato sulla strada. Attraversiamo il parcheggio di corsa. Gli uomini armati, uno avanti a me, l'altro dietro, mi stanno coprendo come se corressi un reale rischio.
Non so perché io sia stato scelto. So solo che non sono l'unico.
Il mezzo militare ci attende con i portelli aperti. Uomini armati lo circondano. Saliamo. Gli uomini salgono su un secondo mezzo di scorta.
Il tragitto in auto è breve. Arriviamo alla base elicotteri, dove un mezzo è già pronto sulla pista. L'ultima volta in cui sono salito su un elicottero è stato da bambino, era un elicottero dei vigili del fuoco, ed era una sorta di visita scolastica alle forze dell'ordine. Di quei momenti ho ricordi molto vaghi, chissà se sono veri, o se sono inventati da talmente tanto tempo da essersi confusi con la realtà.
Anche il percorso in elicottero è breve. Arriviamo in una località di mare. Non conosco la mia destinazione. Per cui mi faccio trasportare come un pacco postale. Obbedisco agl'ordini. Rispondo alle domande. Non c'è neppure il tempo di scambiare un paio di convenevoli.
Atterriamo di fronte a una capitaneria di porto. Tutto sembra accadere così velocemente. Le pale dell'elicottero non si sono mai fermate, anche se è stato ridotto il numero di giri per permettermi di scendere. A terra mi attendono due ufficiali di marina. Una breve stretta di mano, una breve presentazione, e si sale a bordo di un loro mezzo.
Eccomi ora tra le onde. Sono tutti più rilassati, ora che siamo lontani dalla costa. Qualcuno fuma una sigaretta, altri guardano la costa debolmente illuminata. Andiamo veloci verso Chioggia, così mi dicono. Finalmente ho un riferimento. Non entreremo in città. Ci attendono in una sorta di casa isolata, nella laguna, dove dovremo aspettare ulteriori informazioni.
Poco più tardi, il tempo sembra correre in modo incredibile, eccomi a sorseggiare un caffè, seduto in una piccola cucina di campagna, con tavola di legno massello, quattro sedie di paglia intrecciata, una signora paffuta ai fornelli, e una guardia armata alla porta.
Si parla del più e del meno, ma l'aria è tutt'altro che serena. Fuori dall'edificio due militari della marina pattugliano la zona. Indossano grossi esoscheletri che, per certi versi, somigliano alle macchine presenti nell'anime Patlabor. E' la prima volta che vedo macchine del genere, anche se non ne rimango stupito.
L'attesa non è comunque lunga. Stare fermi ci mette in pericolo. Ormai l'ho capito. Ed ecco quindi che di nuovo dobbiamo salire a bordo dell'imbarcazione della marina.
Seguiamo un canale a bassa velocità. Alle nostre spalle vediamo sopraggiungere un gommone. Salta sulla nostra scia. I militari non esitano un istante a sparare. Il mezzo cerca di evitare il fuoco, qualche colpo isolato arriva in nostra direzione, rispondono al fuoco. Vengo trascinato a forza sotto coperta. Da un oblò vedo il gommone affiancarci, poi sbandare nuovamente, e finire contro un argine del canale. L'esplosione è impressionante. Probabilmente i due fuoribordo hanno perso benzina, e il combustibile è esploso a causa delle raffiche di tranciante sparate dai militari.
E' il tramonto. La giornata è volata, e ancora non sono a destinazione. Davanti a noi vedo San Marco. Siamo a Venezia. Ma la nostra imbarcazione si dirige verso il lido. Già si intravvede la scorta sul molo. Quattro uomini dotati di esoscheletro, e armati fino ai denti, presidiano l'attracco. Accanto a loro è presente un esoscheletro vuoto.
Quell'esoscheletro è destinato a me. Muoversi al lido è pericoloso, e preferiscono che abbia una protezione aggiuntiva. I mezzi su ruota sarebbero troppo vulnerabili. Ancora mi chiedo cosa stia succedendo, e perché sia stato prelevato da casa in quel modo assurdo.
Ci muoviamo seguendo la strada principale, intravvedo il casinò, ma quella non è la nostra meta. Quando l'ambiente urbano diventa più fitto la mia scorta si fa più attenta. Si dividono. Io al centro, loro ai vertici di un 5 disegnato su un dato da gioco.
Nell'auricolare sento - Corri! A Est. Corri!
Mi metto a correre. Alle mie spalle sento gli altri esoscheletri martellare l'asfalto con la mia stessa andatura. I due militari davanti a me rimangono in posizione, e cominciano a sparare.
Scivolo sul terreno, rotolo su me stesso, e vado a schiantarmi contro un muro. Guardo i militari, uno viene aggredito da una sorta di ombra. Lo avvolge. Il militare si dimena. L'ombra si illumina a ogni sparo, e sembra squarciarsi, ma a poco serve. Bastano pochi minuti e l'ombra si stringe, si sente il metallo contorcersi, fino a diventare un piccolo puntino sull'asfalto. Poi svanisce.
Mi rialzo. Ricominci a correre. E suona la sveglia...



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