Il Santuario di Calvigi
Raggiungere il Santuario di Calvigi è una pura formalità. Una volta esplorata la piccola Granaglione, sono sufficienti due chilometri a piedi per raggiungere la struttura religiosa.
Peccato solo che lo si debba fare seguendo il nastro asfaltato, e con poco spazio per camminare al di fuori delle carreggiate. Per fortuna che il traffico è davvero scarso, e chi guida per quelle strade è attento anche agli escursionisti come noi.
La storia narra che il parroco di Granaglione stava percorrendo un sentiero nel bosco per recarsi a una località vicina. Colto da un forte temporale, il parroco decise di proteggersi sotto a uno sperone di roccia. Lì rimase fino al termine del fortunale, e al ritorno del bel tempo, poco dopo che il parroco uscì dal suo riparo, questa franò giù nella valle. Grato alla Madonna per avergli salvato la vita, il parroco fece dipingere una immagine della vergine col bambino sulla roccia.
Il culto di quell'immagine prese piede lentamente, soprattutto quando giunse la Peste. I paesani scesero in processione alla Madonna di Don Simone (questo era il nome del parroco) per chiedere la salvezza del morbo, e per riconoscenza fu costruito un piccolo oratorio, la cui parete in fondo era costituita proprio dalla roccia dipinta.
Siamo nei primi anni del 1630. Si sparse la voce, nel piccolo oratorio si compivano miracoli, e l'affluenza di bisognosi di aiuto aumentò al punto che la Curia decise di investigare. L'oratorio venne chiuso temporaneamente. Furono ascoltati 22 miracolati. Una volta constatato che effettivamente quel luogo era meritevole, prima fu riaperto l'oratorio, poi fu abbattuto (siamo nel 1635) per costruire il Santuario.
La costruzione, nel tempo, fu ampliata, e accanto ad essa fu scoperta persino una piccola fonte, attorno alla quale fu costruita una fontana.
Sfortunatamente, al momento della nostra visita, il Santuario era chiuso, e la fonte era secca. Non abbiamo neppure avuto modo di seguire un breve percorso (il CAI 131A).


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