Una strana pandemia...
Le porte del grande magazzino sono chiuse a chiave. Siamo al sicuro. Ma lo siamo solamente perché quelli fuori non sembrano interessati a noi.
Su internet spiegano tutto. C'è un ragazzino che ha il cellulare sempre sintonizzato su un canale di notizie. Il virus si trasmette sessualmente. Induce gli infetti ad aggredire le persone e a violentarle. In città sembra che gli infetti siano più tranquilli che in campagna, forse perché la densità di popolazione è alta, e il virus sembra prendersi una pausa tra un infettato e l'altro, come se volesse far riposare l'ospitante. Per questo motivo gli infetti camminano, parlano, e una persona sana che ci cammina in mezzo non corre troppi rischi.
In campagna è diverso. C'è meno gente. E il virus spinge l'infetto a cercare famelicamente altre persone da infettare.
Non è mortale, ma è permanente. Non si guarisce. Si diventa dei maniaci del sesso ubriachi, o qualcosa del genere. Però la pandemia è scoppiata troppo in fretta. Non si sanno ancora molte cose. Gli scienziati stanno studiando il caso. Non è noto se ci siano stati dei decessi, se non per infarto, a causa dell'età degli infettati.
Siamo tutti quanti abbastanza tranquilli, nel grande magazzino, solo che è un negozio d'abiti, e non c'è cibo. Per quanto potremo rimanere rintanati.
Tra noi sta nascendo l'idea folle di uscire. E' relativamente sicuro, e se stiamo in gruppo, non dovrebbe essere troppo pericoloso. Dobbiamo trovare un rifugio dove ci sia del cibo.
Alla fine decidiamo di uscire. Lentamente. Apriamo le porte. Uno alla volta ci raduniamo sotto il portico. Gli infetti continuano a camminare. Un paio ci indicano - là! - dicono, ma nessuno fa nulla. Forse un paio di loro si avvicina. Uno accarezza una ragazza sulla guancia, lei strilla. Il notiziario dice che il loro approccio è raramente violento, anzi, pare addirittura che tentino un corteggiamento goffo prima di provare la violenza.
Ci avviamo verso Piazza Maggiore. Tutti quanti abbiamo pensato al Conad vicino a San Pietro.
Il nostro cammino è però disturbato dalle sirene di una ambulanza. Alla guida c'è un infetto. Il mezzo sfreccia al nostro fianco, investe alcuni infetti che non hanno fatto in tempo a scansarsi, prosegue, per poi sterzare bruscamente, e sfondare le vetrate del Conad.
Poco dopo gli infetti entrano nel supermercato. I notiziari hanno dimenticato di menzionare che anche gli infetti hanno fame, e oltre a nuove vittime, cercano anche il cibo.
Abbiamo due possibilità. Il supermercato in fondo a Santo Stefano, o quello vicino a via Ugo Bassi. Lì c'è pure il mercato delle erbe, e anche molti locali e ristoranti. Decidiamo per via Ugo Bassi, ma il senso di inquietudine ci assale. Qualcuno scappa da solo, bussa sulla vetrina di un bar, chiede aiuto, ma chi è dentro non apre. Così viene circondato da diversi infetti, che cominciano a toccarlo, baciarlo, e lentamente lo trascinano in un vicolo.
Piazza Maggiore è terrificante. Centinaia di corpi nudi in un'orgia difficile da districare. Cerchiamo di stare a distanza. Ma ormai non ci sentiamo più così tranquilli.
Qualcuno nota che la scalinata del Bassotto, una mensa storica di Bologna, è aperta. Ci dividiamo in due gruppi. Io procedo per il Mercato delle Erbe, gli altri scendono le scale. Poco dopo udiamo solo delle grida di disperazione, poi, nulla.
Ed eccoci di fronte alla nostra meta. Mi sento sfiorare il collo. Qualcuno mi cinge la vita. Mi dimeno. E mi sveglio...



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