Turismo estremo?

 Stiamo visitando una città. Ormai è pomeriggio tardo. La guida ci avvisa che la prossima tappa è abbastanza libera, che ci condurrà in un luogo da esplorare, e che avremo tempo solo fino alle sei di sera, perché il posto sarà riempito dalle acque di un torrente. E' una occasione speciale, visto che il corso d'acqua è stato deviato per fare manutenzione al fondo delle zone in cui viene incanalato all'ingresso della città. I lavori prevedevano diversi giorni, ma sono stati ultimati in anticipo, per cui il tempo a disposizione è poco. 

A ogni modo, eccoci arrivati. C'è da calarsi sul letto del torrente, un piccolo salto, giusto un metro, e siamo sul letto del fiume.

La guida ci segue e ci indica la direzione. La seguiamo, entriamo in una sorta di tunnel, e subito appaiono le meraviglie. Prima le sculture, volti severi, corpi robusti, sostengono le volte del tunnel, e ci seguono con lo sguardo man mano che proseguiamo lungo il corso d'acqua. Sono disposte a pochi metri di distanza, sia sul lato destro, e sul lato sinistro, al posto di normali colonnati. 

Compare una scaletta, tra due statue molto diverse. Queste hanno possenti ali come angeli. Saliamo, e ci troviamo in una piccola stanza tutta affrescata. Per lo meno è affrescata sul soffitto, perché le pareti sono mangiate dall'acqua, dalle alghe, dall'umidità. 

Il tempo è poco, per cui proseguiamo seguendo un corridoio stretto dove passiamo a malapena, uno alla volta. Dall'altro lato ci troviamo in una sorta di terrazzo che si affaccia sul torrente. La balaustra è di pietra, scolpita con sagome marine, pesci, cavallucci, molluschi. Il terrazzo sembra di marmo, lucido, consumato dalle acque, e i soffitti mostrano scene di gente altolocata che banchetta in un eden sotterraneo surreale, dove mostri marini e poveri sofferenti lottano per rimanere in superficie tra acque agitate.

Scendiamo una scaletta e siamo di nuovo sul letto del fiume. Qui il percorso di biforca. La guida indica il percorso di destra - Da qui si arriva in centro storico - dice - mentre di là ci si avvicina alla piazza dove ci aspetta il pullman.

Ovviamente seguiamo la guida, che ci conduce verso la piazza del pulman.

Il condotto si stringe, e sembra scendere verso il basso. Anche la luce cala. Qualcuno controlla l'orologio. Manca meno di mezz'ora all'apertura del torrente e siamo tutti preoccupati perché ci troviamo in una parte del corso d'acqua che non offre vie di scampo.

Procediamo. Ora il passo è più svelto. Anche la guida sembra preoccupata. Il tempo scorre. Nessuno fa più caso a ciò che ci circonda. Ma forse avremmo dovuto guardarle, perché le immagini impresse sulle pareti sono sempre più inquietanti: persone inghiottite dalle acque, mostri marini che emergono dal profondo, esseri demoniaci che deridono le vittime dall'alto.

Ora stiamo correndo. Si vede la luce in fondo al tunnel. Ma alle nostre spalle si ode un rumore lontano che non presagisce nulla di buono.

Ed eccoci fuori. La luce ci acceca, anche se è tardo pomeriggio. Ma il pericolo non è scampato, anche se ci sembra di aver superato l'ostacolo più spaventoso.

Vediamo la superficie, una bella balaustra di marmo, i turisti che camminano e si scattano dei selfie. Nessuno guarda giù. Mentre noi guardiamo sù, dubbiosi, e la guida si domanda dove sia il punto per uscire dal letto del fiume.

Il tempo passa. Il rumore aumenta. Il nervosismo comincia a farsi sentire.

- Andiamo un po' più avanti - nessuno ascolta più la guida, e tutti quanti stiamo già camminando velocemente, guardando le pareti verticali attorno a noi.

Camminiamo, poi passiamo al trotto, qualcuno corre perché crede di aver visto una via d'uscita.

Eccola. E' una sorta di rampa. Scivolosa. Coperta di alghe, ma è una rampa che conduce fuori da quel letto d'acqua... Perché siamo già con l'acqua alle ginocchia.

Fortunatamente la corrente non è fortissima, il torrente si è allargato e, uscendo dal tunnel, l'acqua ha perso un po' di pressione. Ma continua a salire.

Ci arrampichiamo come possiamo. Qualcuno scivola. Qualcuno riesce a salire. Altri vengono portati via dal torrente, che man mano che cresce diventa più impetuoso.

Riesco a salire, faticosamente, ho trovato un tondino di metallo a cui tenermi per non scivolare nuovamente in acqua. Guardo giù, ho l'affanno, e suona la sveglia.

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