Ritorno a fare il soldato

 Sembra strano, ma ricevere la chiamata per il rientro nell'esercito a oltre cinquant'anni, eppure eccomi lì, assieme a molti altri uomini della mia età, al distretto militare, per la visita medica. Visita che è più un pro forma, visto che tutti quanti passiamo.

Nel giro di poco tempo eccomi nuovamente assegnato al logistico della brigata Friuli. Quella caserma è come una seconda casa. Ci ho vissuto per un lungo periodo, e ho bei ricordi. Mai però mi sarei aspettato di rivedere i miei vecchi compagni. Le pacche sulle spalle si sprecano, e anche l'accoglienza è un po' diversa da quella in cui ero un ragazzino. Sembra davvero una rimpatriata, e gli ufficiali appaiono accettare questo momento senza esprimere troppo rigore. 

Veniamo richiamati ai ranghi dopo un tempo consono. Ci viene ordinato di allinearci. Siamo ancora vestiti con abiti civili e il comandante deve istruirci su ciò che avverrà a breve.

Un discorso di poche parole. Ritiro delle mimetiche e della drop di rappresentanza. Poi tutti in armeria per la consegna dell'arma di ordinanza, e dell'attrezzatura personale. Infine tutti in camerata, per l'assegnazione della branda, e tutto ciò che ne consegue. Abbiamo due ore di tempo. Poi tutti sui camion, che si va in centro città per una parata con il rappresentante delle forze armate.

Eccomi così in piazza. Con la mia divisa nuova di zecca. Un fucile automatico con cui non ho mai sparato un colpo. Stivali lucidi. Mostrine da caporale. Allineato e coperto, in posizione di riposo.

In lontananza c'è il palco. Il comandante delle forze armate sta parlando. Chiede un ultimo sacrificio - Gli Stati Uniti hanno lasciato sguarnita l'Europa, - dice - e mentre si sta riorganizzando la difesa del territorio, qualcuno deve occuparsi dello status quo. Per questo motivo siete stati richiamati. Avete esperienza nella logistica, e nella manutenzione - aggiunge - Anche ovviamente dovrete essere aggiornati sulle nuove tecnologie e infrastrutture. Dovrete abituarvi a nuovi standard e a interagire anche con i paesi esteri. Sarà...

Il discorso viene interrotto dal rombo di un grosso Iveco. Un Tir rosso sfonda le transenne e si butta su tutti noi, implotonati e indifesi nel bel mezzo della piazza. Molti cadono sotto al mezzo che sembra voler compiere una strage. Noi, io e le persone vicino a me, corriamo verso una via laterale, ci rifugiamo sotto il portico di un edificio medievale. 

Il camion continua indisturbato nella sua mietitura, quando finalmente si odono i primi spari. Improvvisamente il conducente fa sterzare il mezzo verso la strada in cui ci siamo radunati. Punta direttamente al portico. E probabilmente si tratta di una motrice blindata, perché, grazie alla velocità, comincia ad abbattere le colonne e a penetrare il portico, mentre il palazzo comincia a crollare sopra al rimorchio del mezzo.

Io mi butto in mezzo alla strada, per cercare un altro riparo sotto al palazzo di fronte. Il Tir devia nuovamente. Forse l'autista vuole investire tutti coloro che restano in piedi, impietriti, nel mezzo della strada che separa le due costruzioni. Sembra però aver perso il controllo, lo vedo puntare dritto verso di me, che sono riparato dietro a una colonna... E mi sveglio.

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