Inseguito... nel mondo dei sogni!
Ci abbracciamo, e lei mi sussurra all'orecchio - Scappa! Corri all'ospedale. Chiedi del dottore. Fidati dei camici bianchi, scappa dalle persone vestite di nero!
Mi spinge via, viene trascinata dalla folla. Sulle sue labbra leggo un messaggio che conservo ancora nel cuore. Ma li vedo, gli uomini in nero. Hanno ampi mantelli di pelle, una maschera veneziana, di quelle col naso acuminato, anch'essa nera, e un cappello da prete. Si avvicinano con calma, sono in coppia.
Sento suonare un clacson. E' una jeep con ruote da spiaggia. Sopra ci sono tre ragazzi, jeans strappati, canottiere sporche - Salta sù, presto.
Non me lo faccio dire due volte. Il ragazzo alla guida da gas. Gli altri sorridono - E' la seconda volta che ti salviamo il culo - poi tornano seri - Prendi lo zaino, ci sono un po' di gadget che ti aiuteranno.
Uno di loro mi mette in testa un cappello. E' un berretto di quelli americani, con la visiera sproporzionata - Sembri uscito da un manicomio, con questo! - ride, poi torna serio - Quando tocchi la visiera, il cappello ti cambia i vestiti, - spiega - Confonde i guardiani. Ma loro ti sentono comunque.
Annuisco. Il ragazzo continua - Non devi avere contatti con le persone che conosci. Se le tocchi, loro arrivano subito. Sta lontano soprattutto da quella ragazza, e anche dall'altra. La ricordi?
Inspiro - Dove sono? Cosa sta succedendo?
- Credo sia una rivoluzione? - dice - Ma anche noi non sappiamo che succede.
Mi lasciano davanti all'ingresso dell'ospedale - Entra, va diretto dal dottore. Lui ti farà uscire. Non farti distrarre. Mi raccomando.
Annuisco. Non faccio in tempo a ringraziare che loro sono già partiti. In mezzo al baccano della festa sento solo le loro voci che dicono - Ci devi ancora una birra...
Mi volto ed entro nell'ospedale. La sala d'aspetto è gremita. C'è uno di quei guardiani, ma non è imponente come gli altri. E' seduto su una sedia, ma questa sembra molto più grande di lui. E' rannicchiato. Si tiene le gambe con le braccia. Pare spaventato da tutto ciò che gli accade attorno.
Si avvicina una infermiera, ha il camice bianco, porta con sè una cartellina - Il dottore la aspetta. Mi segua.
La seguo. Il corridoio è lungo, sterile, silenzioso. Ci sono porte chiuse su entrambi i lati. L'unica porta aperta è quella in fondo, dove appare una sagoma, alta, imponente, intravvedo solo il camice. Deve essere lui il dottore.
In quel momento si sente un urlo. E' il guardiano in sala d'attesa. Mi volto, indica con orrore altre due guardiani, questi sono imponenti e minacciosi. Avanzano levitando sul pavimento. Mi volto, l'infermiera è sparita. Scappo verso la porta, è ancora aperta, e il dottore è lì ad aspettarmi. Con lo zaino prendo contro a un termosifone. Questo scivola via come se non fosse fissato alla parete. Cade a terra con un tonfo terrificante, proprio davanti a me. Incespico. Cado. Mi giro. Loro sono sopra di me. Mi sento afferrare nelle ossa. Non hanno neppure allungato una mano verso di me, ma la loro presa è sotto la carne, dolorosa, intensa, e continua.
Mi sollavano a forza. E mi conducono verso l'uscita. Alle mie spalle il dottore è ancora lì che attende. Chiedo aiuto, mi agito, ma qualunque movimento è dolorosissimo. Le ossa sembrano volersi sbriciolare, e la mia carne brucia come se avessi fiamme vive nelle vene.
Una sedia a rotelle viene lanciata verso i due guardiani, passa loro attraverso, come se fossero eterei, ma li distrae. Io tiro, con tutte le mie forze. Il dolore mi fa quasi svenire. Poi mi sento tirare da una mano forte, enorme. Alzo lo sguardo e davanti a me ho un uomo, barba folta, tuta da lavoro, anche lui l'ho visto in un sogno. Dà uno strattone. Io urlo. Ma sono libero. Mi trascina dentro una delle porte del corridoio. Mi spinge dentro, poi chiude la porta alle sue spalle, per impedire ai guardiani di entrare a loro volta. Sono di nuovo solo. E non sono più in ospedale.
E' una casa di campagna. Riconosco l'ampia sala, il corridoio, Sansone mi viene incontro scodinzolando. Lo saluto. Lo coccolo. Ma non sono ancora in salvo. Oltre la sala c'è una porta aperta. Tocco il cappello, come mi è stato insegnato, ed attraverso quella soglia.
Musica da discoteca. Un bacio interminabile. Un sorriso. Lei... Non so neppure come si chiama. Sorride e mi tira per una mano. La seguo tra la folla che balla. Mi porta a un corridoio - Vorrei che rimanessi - dice - Ma questo non è il tuo posto.
La guardo. Lei mi guarda. Un abbraccio. Mi sussurra di correre alla fermata dell'autobus. Poi mi spinge fuori dal locale.
Frastornato, sono all'aperto. E' notte. I palazzi attorno a me sono illuminati. Ho di fianco un albergo. Al suo ingresso c'è Giulia. Questa volta è vestita come un fattorino di quelli che si vedono nei film degli anni cinquanta. Mi indica la direzione. Vado verso di lei, ma lei mi dice di non farlo. Mi volto e li vedo. Sempre loro, in due, i Guardiani.
Tocco nuovamente la visiera del cappello, e scappo nella direzione indicata da Giulia. Non sembra che i due aguzzini mi seguano, sono confusi, si guardano attorno. Devo trovare un angolo tranquillo per guardare cosa c'è nello zaino. Mi è stato detto che sarebbe stato utile. Continuo a correre, il fiato sembra non finire mai, ed ecco che vedo la fermata dell'autobus. E' più un terminal, che una semplice fermata. Ci sono molte banchine, non ci sono autobus.
Mi fermo. Studio gli itinerari. Devo tornare all'ospedale. A semplificarmi la vita è l'autobus stesso, che arriva lento ed esce dalla carreggiata per andare a fermarsi in una delle banchine. Sul display sopra al parabrezza, c'è scritto ospedale.
Salgo. Mi siedo in fondo. Tengo d'occhio gli ingressi, e apro lo zaino. Non capisco. E' pesante, gonfio, sembra pieno, ma è completamente vuoto.
L'autobus parte con uno scossone. Finalmente. Sono solo io a bordo. Torna sulla carreggiata principale e avanza in un traffico diradato. Prosegue dritto per uno o due chilometri, poi accosta, apre le porte per far salire i passeggeri. Tra loro, non ci posso credere, ci sono i due Guardiani.
L'autobus riparte. Sono in trappola. Non ho fatto in tempo a scendere. Tra me e loro c'è solo lo zaino, e forse un metro di corridoio. Improvvisamente l'autobus è vuoto, completamente vuoto, non c'è più l'autista, non ci sono altri passeggeri, e sembra fermo.
Disperato, tiro lo zaino contro i due Guardiani. Li prendo in pieno. Ricordo ancora come la sedia a rotelle gli fosse passato attraverso ma quello zaino è diverso. Li colpisce, e questi si tramutano in coriandoli! Coriandoli esplodono e si spargono ovunque all'interno dell'autobus. Il mezzo riprende vita, l'autista è al suo posto, gli altri passeggeri sono al loro posto.
La fermata successiva è proprio di fronte all'ospedale - Corri! - è l'autista a parlare. E io corro. Entro, non mi guardo attorno, ma prendo contro alla sedia su cui era, ancora, rannicchiato il guardiano impaurito. Lui urla. Ma non mi fermo. Corro. La porta in fondo al corridoio è aperta. C'è ancora il dottore. Corro. Corro a perdifiato. Li sento alle mie spalle. La loro presenza è opprimente. Continuo a correre fino ad andare a sbattere sul dottore, e la sveglia suona.



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