Esplorando i canali sotterranei...
Il sogno mi proietta direttamente all'interno della vasca principale dei Bagni di Mario. Siamo un gruppetto piccolo ma affascinato dalle decorazioni e dall'ambiente che ricorda davvero una sorta di piscina termale del passato. In realtà quel luogo aveva lo scopo di raccogliere le acque per creare dei bacini artificiali necessari ad alimentare le fontane della città. Ma quel luogo è davvero incredibile, e non pare un semplice punto di raccolta delle acque. A ogni modo, mentre la guida parla, un paio di persone vicino a me si intrufola in un piccolo condotto, forse per curiosità, pensando che portasse in altri punti della stessa struttura. Incuriosito, li seguo, e dietro a me vengono altre persone ancora.
Siamo un gruppetto di sei persone in tutto. Il cunicolo è stretto, ma in fondo si vede una luce brillante, arancione, simile a quella presente negli ambienti già visitati, per cui a nessuno di noi vengono dubbi, o semplicemente il timore di perdersi. Siamo tutti convinti che a breve arriverà l'intero gruppo di visita, compresa la guida, per cui procediamo con sicurezza.
Ed ecco lo slargo, altrettanto scolpito, decorato, cesellato in modo sapiente. Siamo su una specie di porticciolo, davanti a noi scorre un piccolo canale, sufficientemente profondo per la navigazione di piccole imbarcazioni a fondo piatto.
Davanti a noi c'è un piccolo battello. Anche questo ha l'aria antica. E' a dir poco stupefacente. Sembra fatto d'avorio. I metalli sono tutti pregiati. Le superfici sono intarsiate. A prua c'è una piccola postazione di comando. Alle spalle di essa una piccola cabina. Uno a uno saliamo. La curiosità è a mille. Non sapevamo esistessero gioielli del genere nel sottosuolo della città, eppure dovrebbe essere un qualcosa da pubblicizzare in tutto il mondo, visto che la città è costantemente frequentata da turisti.Non appena tutti quanti siamo a bordo, qualcosa si attiva. Un leggero ronzio. Un ragazzo, a fianco a me, sospetta che sia il motore della barca. Sorride e dice che forse è moderna, che va elettrica, e che serve per visitare il resto del percorso. Si mette alla postazione di guida e comincia ad armeggiare con i comandi - Sicuramente è moderna - dice - I comandi somigliano a quelli dei cabinet delle sale giochi - preme qualcosa e la barca comincia ad avanzare lentamente - Che ne dite? Andiamo?
Qualcuno ha dei dubbi, ma ormai siamo in ballo, per cui il ragazzo guida l'imbarcazione al centro del canale, e aumenta un po' la velocità per entrare nel tunnel successivo - E' facile! - dice - Potrebbe guidarla anche un bambino.
Procediamo per qualche decina di metri, siamo di nuovo in un tunnel buio, ma in fondo vediamo il solito bagliore ambrato a cui ci siamo tutti abituati.
Alle nostre spalle, però, si muove qualcos'altro.
Una ragazza, voltatasi per caso, indica quello che sembra un proiettore circolare. Il fascio di luce ci colpisce, inquadra l'intera imbarcazione, poi torna a esplorare le pareti del tunnel.
- Chi sono?
Il ragazzo accelera istintivamente.
- Forse è la guida con gli altri visitatori...
- Forse ci stanno cercando...
Ognuno ha una diversa opinione, ma ci zittiamo tutti quando arriva il primo proiettile. Nessuno si fa male, ma la paura è tanta. Al primo colpo ne seguono altri. La mira non è precisa. Ci chiniamo sul ponte e spingiamo il motore al massimo per raggiungere l'apertura il prima possibile.Anche l'imbarcazione alle nostre spalle accelera, per cui, quando sbuchiamo nel nuovo ambiente, abbiamo poco tempo per vedere chi ci minaccia. Sembra una barca simile alla nostra, ma a prua c'è una specie di cannoncino. Gli uomini a bordo sono armati di carabine, o fucili di un qualche tipo, ma nulla che somigli alle armi che tutti quanti conoscono.
Arriva il primo colpo di cannoncino. Il proiettile colpisce l'acqua davanti a noi. Il ragazzo alla guida comincia a zigzagare, ma lo spazio è poco. Il secondo colpo è corto. Stanno prendendo le misure. Fortunatamente il canale si sdoppia, abbiamo la speranza di allontanarci da loro. Svoltiamo a dritta, la manovra è ripida e improvvisa, fatta all'ultimo istante. Io e altri due, presi di sorpresa, cadiamo in acqua.
A bordo della nostra barca qualcuno grida, altri incitano il ragazzo a non rallentare.
Noi, nel frattempo, siamo a mollo. Ma il canale non è profondo, se ci alziamo in piedi l'acqua ci arriva in vita. Per cui non è difficile raggiungere la riva. Ma non abbiamo molto tempo, per cui saliamo all'asciutto, e ci infiliamo in un anfratto per evitare di essere visti dall'equipaggio della seconda imbarcazione, che procede veloce, ci passa davanti, e sceglie il canale di sinistra.
Che fare ora?
L'anfratto in cui ci siamo rifugiati è in realtà una sorta di condotto verticale. C'è una scaletta metallica che porta in superficie, forse.
Mi arrampico per primo. Il condotto è appena sufficiente per farmi passare, ma è quasi meglio, anche nel caso perdessi la presa, potrei comunque frenare la caduta appoggiandomi alle pareti che mi circondano.
Salgo. Gli altri sono sotto di me.In cima c'è un tombino, o un qualcosa di simile. Spingo. Non è bloccato. E' pesante ma riesco a sollevarlo a sufficienza per vedere cosa c'è oltre. E vedo una strada, un vicolo, per la precisione. Mi faccio coraggio e spingo di lato il tombino. Poi esco dal condotto. Mi siedo sull'asfalto. Alzo lo sguardo e vedo un paio di stelle, e il moto lento di un aereo. E' notte fonda.
Anche gli altri escono. L'ultimo dei tre si preoccupa di richiudere il condotto, per non lasciare tracce del nostro passaggio - Dove siamo?
Mi guardo attorno. Non lontano da noi si vedono luci e una via più ampia - Forse quella è via Indipendenza.
- Siamo salvi?
- Si, ma gli altri?
La sveglia suona, e non saprò mai cosa è accaduto agli altri tre compagni di avventura rimasti sulla barca.
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