Distinguere tra tecnica e messaggio...

 Anche quest'anno le feste di Pasqua sono trascorse. Non siamo partiti. Non abbiamo fatto escursioni. Abbiamo visto mostre. Tre mostre, di cui due fotografiche. Ed era tanto che non ci immergevamo nell'arte, nella cultura. Soprattutto, era tanto che non mi soffermavo a guardare le foto di un professionista. In questa occasione ho visto due autori dei questa meravigliosa arte, autori molto distanti per il modo di concepire lo strumento fotografico, entrambi eccezionali.

Ruth Orkin, fotografa rubata dalle mani del cinema. Sì, lei voleva fare cinema, ma essendo nata in un periodo in cui quel mondo era precluso alle donne, per quanto fosse figlia d'arte, è stata costretta al compromesso. La fotografia... E alla fine riuscirà persino a fare un film, col marito, ma la sua vita, alla fine è stata dettata dalla sua macchina fotografica.

Lei usava la fotografia per raccontare storie. Come il reportage fotografico sul viaggiare da soli in Italia, con l'espressività tipica del film muto, o il suo viaggio in bicicletta da Boston a Los Angeles (se non ricordo male). Tutte le immagini erano studiate, perfette, recitate, coerenti con il messaggio che voleva trasmettere. Bravissima, un'artista a tutto tondo.

Saul Leiter è invece un istintivo. Lui scatta foto. Non ha un leit motiv, neppure un progetto. Gira, passeggia per New York, scatta. Le sue sono immagini potenti, imperfette, che si concentrano sui dettagli e non pretendono di raccontare storie. La sua vita da fotografo è sicuramente meno soddisfacente, sempre a lottare per pagare le bollette, costretto a volte - persino - a mettere in pegno le sue fotocamere. Eppure ha pubblicato su Life, e molte altre riviste altisonanti.

Lui cerca soggetti interessanti, vuole rappresentare il reale, ed è attratto dalle imperfezioni, le distorsioni, la sporcizia nella rappresentazione. Ama i vetri bagnati dalla pioggia. Ama gli specchi rovinati. Ama rubare attimi di vita vissuta da dietro una vetrina, dal vetro di un autobus, dal riflesso di una vetrina. A volte dipinge sulle sue foto, o usa le sue foto come fonte di ispirazione per un astratto, un disegno, una pittura ispirata dalle sensazioni, senza alcun tipo di guida.

Per quanto non disdegni la fotografia pensata, precisa, perfetta, simile a una coreografia, io mi sono sempre visto come il fotografo che cerca di fermare l'istante. Non progetto le mie foto. Non metto in posa i soggetti. Non pretendo la perfezione (che spesso notavo fosse pretesa nei forum che frequentavo), e la tecnica, per quanto sia fondamentale conoscerla, non la ritengo il fine ultimo dei miei scatti. Per questo ho abbandonato la reflex, per questo utilizzo il cellulare. La miglior macchina fotografica è quella che il fotografo ha a disposizione nel momento in cui deve scattare una foto. Per cui preferisco avere un oggetto che faccia foto e che posso avere sempre con me. Non è l'obiettivo a fare l'immagine. Non è il sensore. Il brand della fotocamera, poi, ha davvero poco senso. Ma soprattutto, scattare in manuale non migliora la foto in alcun modo. Quella è una ricerca edonistica della perfezione tecnologica, e capacità di dominare un mezzo, ma... La foto? In tutto ciò, la foto, ha ancora uno scopo? 

Piccola nota a margine: Le foto in questo post sono mie, non degli autori citati.




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