Una giornata con gli amici... morti!

 Sono in montagna. E' la montagna della mia infanzia. L'albergo dove ho trascorso le vacanze più belle. Il posto che più ho nel cuore, ancora più della mia città. E siamo nell'ampio prato verde, con accanto il campo da bocce, le tavole di legno con le panche, le sdraio. Siamo io e Donato. Lui è il più piccolo della compagnia. Fratello di Alberto, e Donata. Li conosco da una vita. Sono compagni di giochi, di chiacchiere, siamo cresciuti assieme, per certi versi.

C'è un evento cosplay. 

Attorno a noi girano persone, ragazzi e ragazze, tutti in costume. Alcuni hanno la fisionomia dei cartoni animati più noti, altri di manga più o meno famosi. Altri ancora hanno assunto le sembianze di personaggi Marvel, o DC Comics. E ci sono anche i personaggi dei film, dei telefilm, è... E' a dir poco incredibile.

Io e Donato camminiamo in mezzo a loro. Questi si mettono in posa per le foto di rito, alcuni ti abbracciano per un selfie. Altri si sfidano in finti combattimenti.

Poi noto una ragazza mascherata da aliena. Del suo viso si notano solo le labbra piccoline, a cuore, in stile Betty Boop, il nasino alla francese, gli occhi ravvicinati. Il resto è trucco, e costume. La indico distrattamente. Cito persino il personaggio della serie televisiva. Credo Babylon V. Nel sogno sono sicuro che sia Babylon V.

Lei ci vede. Donato mi da un colpetto col gomito e sorride - Carina!

Si avvicina. Sorride. Si muove come l'aliena della serie. Poi fa l'occhiolino e dice - Ma non sei stanco di tutto questo casino?

Io mi guardo attorno, e in effetti stare lì in mezzo è bello che stressante. Siamo curiosi. Ma tra spintoni, urla, selfie, scenette, è davvero un caos epocale.

- Vi va di bere qualcosa?

Annuisco e indico il banco delle vivande più vicino, ma lei fa cenno di no, e si avvia verso l'ingresso dell'albergo.

Io e Donato capiamo subito che vuole andare al bar dell'albergo, in quel momento sarà vuoto, deserto. Magari non c'è neppure qualcuno al banco.

Arriviamo davanti al bancone. C'è la Cinzia che si sta bevendo un succo. Piccola pausa prima di andare a preparare la sala da pranzo. La saluto, qualche convenevole, poi ci da quello che desideriamo e torna di là, a lavorare.

Noi ci accomodiamo in un angolo che per me è caro. In realtà l'albergo, oggi, è molto diverso da come era "ai miei tempi" e la sala è stata trasformata, gli uffici sono stati spostati, e quell'angolo non c'è più. Ma nel sogno è ancora lì. E noi, io, Donato, e la ragazza, ci sediamo a un tavolino, proprio in quell'angolo.

Lei sorseggia la sua bottiglietta e chiede - Raccontatemi la vostra storia.

C'è alchimia tra i nostri sguardi. Lei sembra non guardare proprio Donato, al mio fianco. E io comincio a raccontare. Questo è il nostro angolo. Bla, Bla, racconto di come siamo cresciuti. Di chi ha smesso di venire, e dell'ultima foto che ci siamo scattati, era il 1992, e al ritorno delle vacanze sarei partito per il militare. 

Donato annuisce. Ora lei sta giocando con un chupa chups. C'era Paolo, l'Emanuela, c'ero io, e la Simona.

E tu c'eri? Dice lei porgendomi il chupa chups.

Annuisco - Si, - le spiego. E' stata una foto importante. Dopo quell'anno ci siamo persi di vista, tutti quanti. Magari ci facevamo una telefonata. Magari un biglietto d'auguri a Natale. Poi, con i social, a parte qualche like. Ci siamo dispersi.

- E' una storia triste - dice lei avvicinandosi verso di me - Ma c'è qualcosa che non mi stai ancora dicendo, vero?

Sono praticamente ipnotizzato da quegli occhietti furbi, il naso alla francese, le labbra a cuore, e l'istinto sarebbe di baciarla. Ma è in quel momento che mi rendo conto. Donato, al mio fianco, non c'è più.

La guardo e lei annuisce. Sì, lui non c'è più, vero? Un incidente stradale, poco dopo lo scatto di quella foto...

Chiudo gli occhi, mi sento sfiorare le labbra. Sono le sue dita, o forse le sue labbra, non posso dirlo. La sua voce mi sussurra all'orecchio che forse, anche lei, non c'è più... E che il mio è solamente un sogno.


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