Scampato a una frana

 Siamo in trentino. Solito albergo, quello di cui vi ho già parlato per la festa cosplayer. Manca poco a ferragosto e, come da tradizione, in quella giornata l'albergo sta organizzando qualcosa di grandioso. Quando ero piccolo c'era il torneo di bocce. Coinvolgeva tutti gli ospiti, ed era una bella occasione per fare festa tutti assieme. In questa occasione, invece, è stata organizzata una sorta di trail su un sentiero che sale lungo il Cornon, il monte alle spalle dell'albergo. 

Il giorno precedente, assieme a Sansone, salgo su per il sentiero. E' l'occasione per fare un po' di fiato, per godermi il panorama, per fare foto, per lasciare libero il cane, e senza dover partecipare a una competizione. La giornata è splendida. Superiamo l'ultimo gruppo di case ed entriamo nel bosco. 

Si vede che sono fuori forma. Ho il fiatone. Ma approfitto delle soste di Sansone, impegnato ad annusare tracce ed esplorare il territorio, per fare qualche foto. 

Continuiamo a salire, arriviamo al limitare del bosco, dove compaiono le prime rocce, e l'atmosfera è strana. Richiamo Sansone. Poco più avanti vedo il sentiero che si inerpica, che va verso il bivacco, poco lontano dalla croce di ferro. Gli uccelli si allontanano in stormo, è surreale, in montagna è difficile veder volare degli stormi compatti. Il suolo trema debolmente. Poi ecco che qualcosa si stacca dalla vetta. Detriti, sassi, terra, e il bivacco... Che cade, sbatte, si spezza, si frantuma a ogni impatto violento con la roccia sottostante. Noi siamo lontani, non c'è pericolo, ma decidiamo di tornare indietro. 

In paese sembra che nessuno si sia accorto di nulla. Parlo con un negoziante. Avviso della scossa, della frana, del bivacco. L'uomo ringrazia. Chiama chi di dovere. Discute un po' nel suo dialetto stretto che sembra un po' veneto, e un po' tedesco. Poi mette giù. Tutto a posto. Andranno a fare un sopralluogo al più presto.

Io e Sansone torniamo all'albergo. Anche lì racconto ciò che ho visto. In albergo minimizzano. Oramai tutto è pronto, e il percorso comunque non era pensato per arrivare fino in cima. Mi rassicurano. E' un percorso pensato per le famiglie. Non ci saranno problemi. 

Così arriva ferragosto. Si parte tutti dopo colazione. Partenza e traguardo all'albergo. Al rientro dalla gara c'è il pranzo in giardino ad aspettarci tutti quanti. E via. Si parte. Io con Sansone. Piccoli gruppi famigliari con i bambini. Ragazzi atletici vestiti da podisti. Ci sono anche alcuni anziani, che probabilmente si fermeranno a prendere uno strudel in paese, e poi rientreranno con quelli che torneranno dal resto del percorso.

Scendiamo tutti verso il paese, oltrepassiamo alcune case, poi risaliamo. Superate le villette comincia il bosco. Qualche bambino si ferma al parco giochi, assieme ai genitori. Dal gruppo si staccano i più determinati a vincere. 

Tra loro c'è Kermit la rana. Sì, quella dei Muppet. Sembra assurdo ma nel sogno tutto è normale. Kermit vuole vincere a tutti costi. L'anno precedente era arrivato secondo ai giochi di quell'anno, e ancora rosica per l'umiliazione.

Io e Sansone siamo poco dietro. Non abbiamo alcuna intenzione competitiva. Il mio ginocchio sta bene, grazie al tutore, e seguo il ritmo del cane, che ha voglia di immergersi nella natura. Kermit ci vede come acerrimi nemici, ed è inutile fargli capire che da me non ha nulla da temere.

Arriviamo là dove la volta prima ci eravamo fermati. Sansone, da buon abitudinario, si ferma perché il giorno prima ci eravamo fermati. E mi guarda come se volesse chiedere: Torniamo indietro?

Kermit procede ridendo. Me lo immagino mentre sghignazza ed è già convinto di vincere.

Io assecondo Sansone. Lo lascio passeggiare nel bosco, esplorare gli alberi che delimitano il verde dalle rocce. Kermit è già a mezza costa. Il sentiero si biforcherà un po' più avanti. Da un lato sale verso il bivacco, ma il percorso è stato chiuso per sicurezza. Dall'altro si scende in paese, e da lì si ritorna verso l'albergo.

E' in quel momento che arriva una nuova scossa. Questa volta è vicina. Le rocce si sgretolano sotto i piedi di Kermit, che viene trascinato giù dai detriti. Sansone mi guarda. Altri fanno dietro front e discendono dal sentiero. Ma noi siamo troppo avanti. Ci trema la terra sotto i piedi. Se scendiamo, probabilmente, verremo travolti dai detriti provenienti da sopra di noi. Decido di correre verso gli alberi, infilarmi nel bosco, seguire il verde, infilarmi là dove le piante sono più fitte, nella speranza che le loro radici possano trattenere il suolo, e di scamparla. Sansone mi segue a ruota, si fida, mi corre al fianco, ogni tanto sbattendo contro le mie gambe, per avvisarmi che c'è anche lui.

Corro al suo passo finché ho fiato. Mi fermo contro un albero. Sansone si ferma, stremato anche lui. Alle nostre spalle c'è uno spettacolo inimmaginabile. Tra noi e il terreno franato ci sarà al massimo un paio di metri. Sembra sia trascorsa una eternità, ma sono passati pochi secondi, forse trenta, meno di un minuto.

Rientriamo in paese scendendo direttamente attraverso il bosco. Non tutti i partecipanti sono usciti illesi dalla tragedia, ma ci sono tutti. Qualcuno è ferito. Qualcuno è solo traumatizzato. I bambini piangono. I vecchi hanno finito lo strudel e cercano di consolare i piccoli. Kermit non si vede. E' l'unico che manca all'appello quando la sveglia comincia a suonare.


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