Il treno

 L'altro giorno stavo ascoltando il podcast di Luca Bizzarri. Parlava del treno, di com'era l'esperienza di viaggiare in treno in passato, e di come lo è oggi. Ovviamente nel podcast si mira alla critica di una certa tipologia di comportamento dei viaggiatori di oggi ma... Be', ascoltare le sue parole mi ha riportato sulla macchina del tempo.

Sono salito su un treno, per la prima volta, nel lontano 1992. Partivo per andare ad Arezzo, assieme a molti altri ragazzi come me, per iniziare il mio periodo di Naja. Da quel fatidico giorno, per un anno, il treno l'ho preso molto spesso. All'epoca si viaggiava con l'intercity se avevi fretta, e con i regionali se invece volevi spendere poco. Le carrozze avevano ancora gli scompartimenti. Sei posti per scomparto, e nel corridoio c'erano quei seggiolini retrattili che, quando le vetture erano imballate, per usarli bisognava scendere a compromessi con coloro che stavano lì vicino. Ma alla fine non li usava mai nessuno. Si stava in piedi, schiacciati come sardine.
Di quell'anno di Naja, dei miei viaggi in treno, ricordo la voce di Vecchioni, col suo cavallo che correva fino a Samarcanda. Avrò ascoltato decine e decine di volte quel brano, quella cassetta, con il mio walkman. E se non ascoltavo Vecchioni, c'era Il Fantasma di Harlot. Un tomo enorme. Un libro sulla storia dell'FBI. Che scelsi di leggere nei ritagli di tempo libero, proprio in quell'anno.

Finito quel periodo epico di viaggi in orari fuori dall'ordinario, una volta tornato alla vita civile, non ho abbandonato il treno. Piccole gite fuori porta, spesso da solo, sono diventate l'ordine del giorno. Avevo con me un trolley piccolino, giusto per il weekend. Prenotavo un posto letto da qualche parte, e compravo i biglietti del treno in stazione. Ricordo viaggi in cui facevo amicizia con i compagni di carrozza. Ci si scambiava qualche stuzzichino, si parlava, c'è stato persino qualche piccolo flirt che... Be', ogni tanto mi domando quante sliding doors abbia vissuto durante quei viaggi.

Ricordo ancora quando Trenitalia presentò il primo "Freccia Rossa". Misero una sezione del treno in Piazza Maggiore, a Bologna. E' vero che già esisteva il Pendolino. E' vero che le carrozze con gli scompartimenti erano scomparse. E' vero che il modo di viaggiare stava cambiando 'per sempre', con le prime app per smartphone, e i servizi di prenotazione online.

Freccia Rossa, Freccia Bianca. I miei viaggi cambiavano. Ora mi muovevo per affari di cuore. Prima Padova, poi Milano, e infine Bari. Viaggi della speranza per poter passare qualche ora assieme alla ragazza che amavo...

Fino ai giorni più recenti, nel periodo in cui Trenitalia aveva l'offerta 2X1 nei viaggi durante i weekend. Io e Ale abbiamo approfittato tante volte di quell'offerta. Abbiamo visto città, siamo andati a mostre fuori provincia, il tutto senza dover prendere l'auto.

Poi è arrivato Sansone, e subito dopo è arrivato il Covid.

Strano a dirsi, ma da quel fatidico periodo non abbiamo più preso un treno (se è per questo, neppure un aereo). Ora viaggiamo in auto. Ed è iniziata un'epoca tutta nuova, fatta di autogrill, chiacchiere con altri proprietari di cani, momenti di pausa nei piccoli fazzoletti di verde attorno alle aree di sosta.

Eppure nella testa ho ancora quel brano... Oh, Oh, Cavallo... Oh, Oh!


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