I giovani d'oggi...
Facevo colazione, la mia fetta di pane e marmellata, il caffè, mentre su Rai News veniva intervistata la preside della scuola coinvolta (credo... Perdonatemi ma ho un paio di antistaminici in corpo e perdo qualche colpo). Nell'intervista avevo il solito botta e risposta dove la giornalista incalza sul pericolo dei cellulari, e la preside ribatte sul fatto che i professori non sono preparati, e che i ragazzini sono più bravi di loro.
Ma davvero il cellulare è "il problema"?
Questo ragazzino, l'attentatore, faceva parte di un gruppo estremista. Probabilmente si è fatto coinvolgere da un qualcosa molto più grande di lui. Sicuramente la gioventù permette la malleabilità e la manipolazione. La storia ce lo insegna, così come anche alcuni 'esperimenti sociali' (Avete visto il film l'onda?).
Tutto il bla bla bla sul fatto che i ragazzi non vanno lasciati a sé stessi, che vanno guidati, che bisogna insegnare loro ad apprezzare la compagnia 'umana', a staccarsi dal cellulare, ad ascoltare gli uccellini che cantano in giardino... Subito mi è saltata fuori l'espressione di Luca Bizzarri: Genitori ombrello.
Ma davvero dobbiamo circondare i nostri figli con uno scudo Iron Dome così come Israele protegge sé stessa da tutto ciò che la circonda?
Possibile che dobbiamo trattare i ragazzi come fossero pulcini da proteggere contro il gatto affamato?
Io non ho figli, per cui avere la libertà di insultarmi preventivamente.
Ma riflettete... Ovviamente mi rivolgo alla mia generazione, e anche alla generazione successiva alla mia, che - più o meno - dovrebbero essere le generazioni di genitori che sono coinvolte in questa discussione. Com'era la nostra gioventù? Avevamo genitori ombrello?
Non so voi... Ma io, quando uscivo in bicicletta con i miei amici, non avevo microspie addosso, né satelliti che mi monitoravano minuto per minuto. E quando ci sfidavamo a buttarci giù per la rampa dei garage, e vedere chi frenava più tardi (col rischio di schiantarsi contro un muro), nessuno ci supervisionava. E vi assicuro che quel muro, in fondo alla rampa, era bello duro!
Giocavamo in cortile, ci allontanavamo, andavamo al bar per prendere il gelato, passavamo dalla Clara (che aveva un negozio di giocattoli) per guardare le macchinine che aveva in vetrina. Uscivamo di casa avvisando che andavano a giocare, e dalla cucina arrivava il 'Torna per cena!'. Fine!
Com'è possibile che la mia generazione si sia trasformata in una agenzia di spionaggio professionista incapace di aver fiducia piena nei propri figli?
Oggi il mondo è pericoloso!
Già! Ai nostri tempi era tutto rose e fiori. Peccato che nel 1974, avevo due anni, fu fatto saltare in aria l'Italicus. Peccato che nel 1977, avevo cinque anni, il centro della mia città era presidiato dall'esercito. Peccato che nel 1980, avevo otto anni, fecero saltare in aria la stazione, e in quella occasione morì una bambina della mia scuola. Nel 1989, avevo 17 anni, fu lanciata una molatov dentro un treno pieno di tifosi bolognesi, in occasione della partita bologna fiorentina, e il fratello di un mio compagno delle elementari, un mio amico, sopravvisse, ma fu rovinato dalle fiamme, ed aveva solo 14 anni.
Questi sono solo alcuni fatti, situazioni, eclatanti, avvenute nella mia città, quando ero bambino, e ragazzino.
Ovviamente, anche in quei tempi 'bucolici', c'era preoccupazione nei confronti dei minori. In un periodo di violenza che i ragazzi di oggi neppure immaginano, la Commissione di Vigilanza RAI, con l'appoggio di alcuni parlamentari, tentò - era il 1979 - di togliere Goldrake dalla programmazione televisiva.
Non sto negando che oggi il mondo sia pericoloso. Tutt'altro. Forse ha persino preso una deriva tutt'altro che piacevole. Va però detto che non siamo cresciuti nei prati bucolici di Heidi. Qualcuno di noi si è sicuramente perso per strada. Ma è normale! Non è possibile salvare tutti quanti. E' normale.
Il vero errore, a mio modestissimo parere, è quello di non dare fiducia ai nostri figli. Di non dare loro l'opportunità di dimostrare di meritarsela questa fiducia. Luca Bizzarri, nel podcast di ieri sera, raccontava la vicenda di due genitori andati in vacanza, lasciando i tre figli da soli, a casa, sotto la custodia del più grande. Ecco... Ma noi, alla loro età, vivevamo in un presidio continuo? Forse quei due genitori che hanno lasciato da soli i figli per una settimana hanno esagerato, ma probabilmente avevano la certezza che il fratello maggiore fosse in grado di gestire i due più piccoli.
Tornando al ragazzino che stava progettando una strage... E' una storia terribile, atroce, che va studiata, questo è poco ma sicuro. Bisogna fare qualcosa? Forse. Forse è necessario evitare di farsi trascinare dalle emozioni del momento, e soprattutto, dall'hype della notizia. E' un ragazzo che si è perso. Vero. Va fatto qualcosa per lui. Giusto. Ha senso, però, mettere il collare a strozzo a tutti i giovani, impedire loro di vivere nel mondo che li circonda in piena libertà? E' corretto impedire loro di fare esperienze, di sbagliare, di imparare, di crescere davvero?
Lo so, fa paura. E pensare che il proprio figlio sia diventato un terrorista, deve far accedere parecchi dubbi nella mente di un genitore. Avrà sbagliato qualcosa? O è colpa della scuola "che non fa abbastanza"? O forse... Era solamente destino? I suoi compagni di scuola sono tutti sociopatici? Ce ne sono altri che progettano di fare una strage? O magari sono ragazzi normali, che vivono una vita normale, e mai penserebbero di commettere gesti così violenti?
Ma soprattutto... E' così necessario trovare sempre un colpevole? In natura non esiste alcun albero che faccia solo frutta perfetta. Dobbiamo accettarlo.
Off topic: Domenica ci siamo fermati a prendere un caffè, in un barettino del centro commerciale. Di fianco a noi si sono sedute due coppie. Ragazzi di circa trent'anni. Una delle due coppie aveva un bimbo piccolo. Avrà avuto uno, forse due anni. Aveva gli occhi ipnotizzati sul cellulare. Con le sue ditina tappava di continuo, swap verso l'alto, e ancora swap, e ancora swap. Alzo lo sguardo, i quattro genitori chiacchierano tra loro. Amplio lo sguardo. A tutti i tavoli c'è gente, adulti, col cellulare in mano, stessi gesti di quel bimbo "appena" venuto al mondo. Sorrido... In futuro ne vedremo delle belle! O forse rimarrà tutto com'è oggi, e com'è stato in passato.



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