Animatore della festa... Io?

 E' sera. I grilli cantano. Io e Ale siamo invitati a una festa. Siamo in campagna, in una villa. Arriviamo un po' tardi, non so per quale motivo, ma siamo proprio gli ultimi. Ma al nostro arrivo, i dubbi sono molti: abbiamo sbagliato posto? La festa è stata cancellata? Siamo ancora nel prato dove abbiamo parcheggiato. Nel piccolo piazzale davanti alla villa ci sono parecchie auto, tanto che siamo stati costretti a fermarci lungo la strada, in un piccolo spiazzo. C'è un silenzio tombale. La casa è adornata da luci colorate, per cui, ci diciamo per farci coraggio, qualcosa c'è. Ma perché è tutto così silenzioso?

La festa è organizzata da qualcuno con cui lavoro. Non so chi. Nel sogno non è chiaro. L'indirizzo mi era stato inviato direttamente con le coordinate da mettere sul navigatore.

Eccoci nel giardino. Ci sono diversi tavoli. Rotondi. In alcuni sono seduti in tre. In altri in quattro. Tutti bevono qualcosa, guardano il cellulare, è una situazione estraniante.

Guardo Ale e mi avvio verso i tre scalini che portano alla porta di casa, che è aperta. Oltre la soglia c'è un open space. Un TV enorme alla parete mostra immagini di Call of Duty. Due ragazzini stanno giocando. Credo siano i figli dei proprietari. Su altri divani c'è gente seduta, o guarda il game play dei due ragazzi, o guarda il cellulare. I ragazzi sono in cuffia, parlano con altri player che vivono chissà dove. Neppure i suoni del gioco animano quello strano ambiente.

Ale ha bisogno del bagno, per cui ci lasciamo per qualche istante. Vado al bar. Un bancone bianco, forse di granito, elegante. Dietro c'è un ragazzo in livrea che serve i drink. Sta pulendo alcuni bicchieri. Alle sue spalle c'è una piccola scansia dove sono presenti solo bottiglie di Anice Varnelli. Davvero... Solo Anice Varnelli. E i bicchieri tenuti in mano da chi sta al banco, ovviamente, contengono un liquido chiaro, trasparente, con giusto un chicco di caffè, la mosca! Solo uno ha in mano un liquido ambrato. E' il proprietario della casa. Sembra giù di corda, sorseggia, mi vede, mi saluta, alza il bicchiere e sarcasticamente dice - Bella festa, eh?.

Mi avvicino, sbircio sotto il bancone, e noto una bottiglia rettangolare, ampia, col collo stretto, dal vetro grosso e lavorato come fossero cristalli di ghiaccio. L'etichetta è altisonante, ma non riesco a identificare il liquore.

- Ne vuoi un po'? Viene dalla Scozia!

Sorrido, annuisco, gli appoggio una mano sulla spalla.

Il barista mi passa un bicchiere contenente un dito di liquido ambrato. Lo sorseggio. E' caldo, avvolgente, brucia l'esofago ma rinfranca.

- Qui bisogna fare qualcosa, - dico alzando lo sguardo verso il ragazzo dal lato opposto del bancone - Ce l'hai mica un microfono?

Il proprietario della casa mi guarda incuriosito, ma mi lascia fare.

Prendo il cellulare. Cerco un testo. Banane e Lampone, di Morandi. Accendo il microfono, classico effetto Larsen, mi allontano dal banco, per non avere ritorni dalle casse poste alle spalle del bancone.

Inspiro, chiudo un attimo gli occhi, poi prendo parola - Perdonatemi! Sono stonato. Ma qui va fatto qualcosa...
L'orologio batte l'ora,
Tu sei fuori chissà dove...

Non c'è un gruppo musicale, nemmeno una persona con una chitarra, o uno che strimpella al piano che sta in bella mostra al centro della stanza. Però intravvedo alcuni colleghi che sapevo essere musicisti. Mi avvicino a loro e li costringo ad alzarsi. Uno di loro prende un basso. 
L'orologio batte l'ora,
Tu sei fuori chissà dove...

La ritmica di sottofondo inizia ad accompagnarmi. Un altro collega comincia a tamburellare sul tavolo. Infine, un altro, scova una chitarra elettrica appoggiata vicino alla televisione. C'è tutto quello che serve.
Giro nudo per la casa,
Dimmi tu se questa è vita?
La gente comincia a guardare. Un paio di ragazze si alzano e accennano qualche timido balletto. Canticchiano. Allungano la mano verso le amiche. Le chiamano. Finalmente la festa si anima. 
Tu che esci con le amiche. Dici?
Io che resto qui a pensare. Ora?
Il proprietario di casa si alza, io lo prendo per un braccio e lo costringo a cantare. Il testo è sullo schermo del cellulare. Leggiamo, stoniamo, cantiamo.
Banane, lampone, chi c'era, con te!
Sveglia! E fine della festa.


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