Trekking o...
Scegliamo il percorso sulla sinistra, e subito si sale in modo ripido. Ai nostri piedi il terreno diventa prima coperto di ciottoli, poi sassi, poi cominciamo quasi ad arrampicarci tra un masso e l'altro. Gli alberi scompaiono in fretta, ora siamo circondati da rocce più alte di noi, camminiamo in un labirinto di pietra e, come nostra guida, abbiamo solo i segnali CAI che appaiono di tanto in tanto sul nostro tracciato, quando è possibile sbagliare direzione. Passiamo a malapena, i nostri zaini si impigliano, strusciano sulla pietra, e muoversi non è proprio facile.
Dobbiamo stare attenti, caviglie, ginocchia, gli sforzi e i movimenti non sono naturali, e la pietra scivola sotto le nostre scarpe.
Fortunatamente il percorso scelto ha comunque un vantaggio, è più breve, e i nuvoloni sopra la nostra testa sono minacciosi, per cui, quando finalmente vediamo il fumo proveniente dal camino del rifugio, cominciamo a sperare di giungere alla meta prima che accada il peggio.
E ci riusciamo. Il rifugio è proprio davanti a noi. Ci affrettiamo, entriamo, il caldo ci abbraccia, ci soffoca, ma è piacevole dopo tanta fatica. La meta è raggiunta, e il temporale non ci spaventa più, per lo meno così crediamo.
Il gestore dell'attività ci guarda sconsolato. Il locale è pieno. Non ci rifiuta la protezione, ma dobbiamo scegliere una porzione di pavimento dove bivaccare. Visto il meteo, tutti sono arrivati allo stesso tempo, e c'è poco da pretendere, che si abbia prenotato o meno.
Mal comune, mezzo gaudio, si potrebbe dire, quando un fulmine colpisce in pieno la cabina del generatore, e ovviamente, salta la corrente elettrica. Ma fosse solo quello il problema. La cabina prende fuoco. E il fuoco, spinto dal vento, aggredisce subito il tetto del rifugio. I materiali sono robusti, non corriamo un pericolo imminente, ma ovviamente non si può restare lì.
Usciamo tutti. Che fare? Molti decidono di tornare a valle seguendo la via più breve, quella in mezzo ai massi, con tutti i rischi del caso, visto la pioggia battente che si sta scatenando, e i fulmini che non ci danno tregua.
Io penso alle mie ginocchia, non posso percorrere quel sentiero in discesa, figurarsi sotto una pioggia battente. Devo per forza prendere l'altra strada, quella lunga, carrabile, in ghiaia, che scende più dolcemente tagliando una prateria che poi diventerà bosco. Con me vengono altri, i meno giovani, i meno agili.
Scendiamo, la pioggia battente non permette quasi di vedere dove stiamo mettendo i piedi. Il rifugio è ormai avvolto dalle fiamme. Nel frattempo arrivano i primi alberi, è buio, ma ci riparano dalla cattiveria del fortunale. Non che si possa scendere serenamente. Rami spezzati cadono dal cielo, e gli alberi malati si spezzano a causa del vento forte, e cadono fragorosamente davanti al nostro tracciato.
Alcuni di noi si domanda se sia stata una scelta saggia prendere questo tracciato, e che destino abbiano avuto gli altri che hanno scelto il sentiero più diretto.
Non abbiamo tempo per scoprirlo, perché... Suona la sveglia.



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