Macroelettronica
E' una giornata soleggiata. Alcuni fabbri lavorano all'aperto. Strani carri sono parcheggiati a lato della strada. Persone indaffarate lavorano attorno agli alberi che adornano il viale. Sopra di essi noto dei circuiti elettronici contenuti all'interno di casse di legno. I chip sono enormi, più grandi delle mie mani, ma sono praticamente identici a quelli che vedo quotidianamente nel mio lavoro. I sistemi sono alimentati da batterie chimiche, elettrodi di dimensioni paragonabili a pugnali sono piantati in grossi tuberi che potrebbero essere uova di dinosauro, per le dimensioni.
Bambini mi corrono attorno. I loro calzari si illuminano nella corsa. Sono calzari grossi, degli zatteroni che li trasformano in piccoli adulti. Immagino che all'interno ci sia qualcosa di simile alle scarpe per bambini che vendono oggi, con led e sistemi di accumulo dell'energia generata col movimento.
Davanti a me una ragazza dai capelli rossi, a caschetto, e un abito scarlatto ampio e vaporoso, mi indica da lontano. Altre persone si voltano e alzano la mano per incitarmi nell'affrettare il passo.
Li accontento, anche se non ho la più pallida idea di dove mi trovo, di cosa sta accadendo. Non riconosco neppure quei volti che non vedono l'ora che li raggiunga. Loro però mi conoscono, e mi conoscono bene.
Quando arrivo la ragazza mi abbraccia, stringe forte, sussurra al mio orecchio che non vedeva l'ora di vedermi. Mi gira verso uno degli alberi appena addobbato.
- E' pronto - mi dice - Proprio come lo avevi immaginato.
La ragazza fa un cenno agli uomini, che armeggiano sul carro per avviare un qualcosa che dovrei osservare.
- Quando avremo finito, non servirà più il carro di servizio, ma funziona a meraviglia - dice soddisfatta.
Un leggero brusio, l'aria pare leggermente ionizzata, guardo la pianta, che improvvisamente cambia colore. Il tronco diventa dorato. La chioma è di un rosso brillante, e comincia a muoversi come sospinta dal vento.
- Non è meraviglioso? - la ragazza si stringe a me - L'Imperatore sarà entusiasta.
Ma non saprò mai nulla di più di quanto ho visto, perché l'improvviso suono della sveglia mi riconduce bruscamente alla realtà.



Commenti
Posta un commento