Gli Omicidi dei Tarocchi

 Una delle attività che amavo di più tra quelle che facevo nel mio vecchio blog, era quella delle recensioni di libri. All'epoca avevo anche una affiliazione Amazon, per cui da quelle recensioni mi tornava anche qualche centesimo di euro, ma nella realtà, se nella vita reale non trovavo molte occasioni per parlare di libri, sul blog trovavo una audience attenta e interessata, e allo stesso tempo trovavo un ambiente in cui condividere la mia passione per la lettura.

Con la rinascita del blog, ovviamente, non potevo che tornare a parlare di libri, anche se probabilmente non sarà un appuntamento fisso come ai 'bei' tempi, quando il blog aveva persino una scaletta e appuntamenti settimanali ben precisi.

C'è una scrittrice che seguo da... tempo immemore. Quando scrivevo, poi, andavo alle sue presentazioni, ci conoscevamo, e mi è sempre piaciuto pensare che tra noi ci fosse una affinità, forse non una vera amicizia, ma qualcosa c'era, una comunanza, un... Dialogo.

A ogni modo il destino, e alcune mie scelte personali, lavita, ci ha allontanati, ma non ho mai smesso di leggere le sue pubblicazioni. In casa ho praticamente tutti i suoi romanzi, alcuni dei quali anche con dedica, e... Oggi ho finito Gli Omicidi dei Tarocchi.

La storia: Due sorelle che la vita ha diviso. Emma lavora per la polizia, Maia sta cercando di ricostruirsi una vita, dopo aver perso marito, lavoro, e passioni. Siamo a Trieste, un bel crocevia esoterico, e una città che dovrei tornare a visitare. Come accade in tutte le vicende noir che si rispettino, viene ritrovato un cadavere. Sembra un suicidio. Un imprenditore sulla via del fallimento che si butta da uno dei suoi palazzi in costruzione. Solo che sul cadavere viene rinvenuta una carta dei tarocchi. E dopo il primo omicidio, eccone un secondo, e poi un terzo. Si tratta forse di un Serial Killer? La procura chiama un esperto da Milano, il quale ovviamente sposa subito questa ipotesi come la più verosimile, ma ad Emma tutto ciò non quadra. E Maia? Maia conosce un gallerista per caso. Viene invitata all'inaugurazione della galleria, e qui conosce persone interessate all'arte, e ai soldi. Il destino la porta a frequentare un ambiente che fino al giorno precedente non aveva mai neppure immaginato di poter avvicinare, e allo stesso tempo, la coinvolge nella serie di omicidi. Le carte trovate sui cadaveri provangono da un mazzo di tarocchi da lei progettato, e che per vicissitudini non raccontate, aveva distrutto, bruciato, ben tre anni prima degli eventi.

Il Giudizio: Ovviamente non posso svelare oltre riguardo alla trama del romanzo. Come sempre, Barbara, scrive in modo diretto. Capitoli brevi, che si assaporano come un'episodio di una serie televisiva coinvolgente. Accade sempre qualcosa in questi capitoli? No, non sempre, ma ogni pagina è un elemento che permette di fare un passo avanti nello scoprire lo strano intreccio, e forse anche un altro elemento che tende a complicare lo sbroglio della matassa. Questo, come tutti i romanzi di Barbara, hanno sempre risvolti emotivi, profondi, riflessivi. C'è il crimine, c'è la violenza, ma c'è sempre anche dramma, introspezione, ogni personaggio ha la propria storia, la propria autonomia. 

Ecco, in questo romanzo forse c'è una eccezione. Il consulente da Milano, e la sua assistente, hanno stranamente un ruolo davvero difficile da incasellare. Sono, sembrano, importanti all'inizio della vicenda, ma poi scompaiono completamente. Forse sono le uniche figure di cui non si scopre molto, non li si riesce a conoscere veramente. E' normale che in un romanzo siano presenti attori fondamentali, di primo piano, attori secondari, e semplici comparse. Ma in passato, nei romanzi di Barbara, trovavo una identità in tutti gli individui che apparivano nella narrazione. Qui accade qualcosa di diverso. Non è una critica, è solo un piccolo tarlo che mi è rimasto alla chiusura del libro.

Tornando alla narrazione, leggendo Gli Omicidi dei Tarocchi, conoscendo il passato narrativo di Barbara, vedo un percorso ben tracciato che si discosta ovviamente dalle prime scritture, più esoteriche, e per certi versi crude, per seguire un sentiero orientato verso il Crime più tradizionale e amato dai lettori di gialli, thriller e noir. 

Attenzione: Non sto dicendo che manchino gli ingredienti che l'hanno fatta esordire nel meraviglioso mondo della narrativa. Sto solo notando che la spiritualità diventa una compagna di viaggio, e non più l'elemento determinante della vicenda. Ora abbiamo storie umane, crude, drammatiche, con tutte le sfumature emotive che potremmo provare anche noi in situazioni analoghe. Ma se ci si ferma un attimo, si chiudono gli occhi, ecco che appaiono le coincidenze, i messaggi emotivi, la spiritualità, la componente noir fantasy aleggia ancora nell'aria, ma bisogna percepirla con i propri sensi. E a farci notare quest'aura mistica è sempre un elemento fisico, un elemento che è trainante nella vicenda, in questo caso, per l'appunto, i Tarocchi.

Cosa manca: Di cosa ho sentito la mancanza veramente? La musica. La musica è sempre stato un elemento importante nelle storie di Barbara. Qui non l'ho per nulla percepita. Il ritmo non è stato dettato da una scaletta di brani che vengono richiamati dalla storia. Forse è un sacrificio necessario che è avvenuto involontariamente nella crescita professionale di Barbara, o forse è semplicemente colpa mia, e della mia routine che mi ha discostato molto dagli elementi narrativi e dalla scrittura vera e propria. Però non c'è musica, a mio avviso, in questo romanzo, se non nel finale... Che ovviamente non vi posso raccontare.

Ecco! Il finale ha sicuramente colmato la lacuna che percepivo durante tutta la narrazione. Mi ha fatto ritrovare tutti gli ingredienti a me cari, della sua bellissima capacità narrativa.

Conclusioni: Che dire? I libri di Barbara sono sempre troppo corti. Si fanno leggere, ti catturano, di proiettano nella loro realtà, e ti immergono nelle vicende narrate. Non sono libri che si leggono, sono libri che si vivono. Sono ricolmi di emozioni, di energia, di intimità, di anima, e... di mistero. 

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