Cercando una Location
L'idea infiamma gli animi e son tutti eccitati all'idea di mandare avanti questo progetto. Ma chi incaricare? Al marketing fatto tutti i disinvolti, c'è chi guarda il soffitto, chi si mostra impegnato in una telefonata di lavoro, chi si nasconde nell'ombra dei suoi colleghi. Poi una voce fuori dal coro dice - Potrebbe pensarci Silvestri.
- Chi è Silvestri?
Si leva un braccio che punta proprio su di me, che sono in mezzo alla folla di ascoltatori e che mai avrebbe pensato di essere coinvolto. Eppure tra i dirigenti c'è chi mi conosce bene, e sottolinea che scrivevo libri, volo coi droni, sono appassionato di fotografia, e tutti mi chiamano mente fertile...
- Ok, vieni avanti - "cretino", penso io.
Mi tocca avanzare e salire su quel palchetto che ho sempre ritenuto ridicolo. Fortuna vuole che ho fatto parecchie presentazioni di libri, e davanti a un pubblico non ho grossi problemi, anche se, credetemi: che palle.
A ogni modo eccomi proiettato in questa nuova 'missione', ovviamente senza trascurare gli altri compiti e senza alcun riconoscimento e quant'altro. Si lavora per la gloria e la patria. In auto siamo in tre. Io, uno del marketing che neppure conosco, e uno dell'ufficio legale perennemente al cellulare. Dobbiamo trovare una location, che sia vicina allo stabilimento, e che 'rappresenti' le origini dell'attività.
Ci fermiamo in un casolare che sembra abbandonato. Io ho con me la mia Reflex con uno zoom tutto fare, e la piccola M50 con un 24mm pancake. Strana attrezzatura - lo ammetto - perché ho venduto entrambe le macchine parecchio tempo fa.
Ci inoltriamo nel gruppetto di case che abbiamo davanti, e veniamo investiti da un'orda di ragazzini vestiti alla bell'e meglio che ci corrono attorno - E' arrivata la stampa, - gridano - E' arrivata la stampa!
Un gruppo di adulti si avvicina. Ci accoglie. Ci conduce sotto un tendone che sembra quello di un circo ormai dismesso. Sotto c'è una tavolata. Qualcuno dice - Tra poco si mangia! Ci sono le lasagne. - Un uomo alto quasi due metri, con un occhio bendato, un paio di occhiali giocattolo con due strane sopracciglia che fanno su e giù a ogni suo passo, e con un braccio ingessato, suona una trombetta e cammina a passo di marcia con altri bambini che lo seguono vocianti.
Il festeggiato sembra essere un bimbo più grande degli altri. Indossa calzoncini corti e una maglia del Bologna con scritto 'Signori' sulle spalle.
Una donna entra nel tendone con un pentolone fumante - Ecco le lasagne!
Noi la guardiamo straniti. Sembra più un minestrone. I bambini però esultano e le corrono attorno vocianti.
Mentre si preparano i posti a sedere io chiedo dove si trova il bagno. Mi risponde una ragazza - Dietro quella tenda - e io seguo le indicazioni. Solo che trovo un secchio vuoto di bianco da muro, e un telo di plastica azzurro che sembra arrivare da un cantiere edile. Sotto al telo c'è un uomo che fa pipì nel secchio. Quando finisce mi sorride, tira su la patta, e mi lascia il posto. In quel momento arriva un bambino - Prima io! - si infila sotto il telo, e lo lascio fare. Ed ecco arrivare un altro bambino. E' il festeggiato - Anche io! - e si mette a fare pipì assieme all'amico, di fianco a lui, per terra. Ed ecco arrivare una donna incinta. Si tiene la pancia e dice - Non ce la faccio più! - e prende il posto del bambino che faceva pipì nel secchio. Si china e la fa davanti a me. Poi sorride, si rialza, e mi dice di farla, prima che arrivino tutti gli altri.
Faccio pipì con lei che mi guarda soddisfatta, poi mi dice - Dobbiamo andare alla conferenza stampa.
Stranito, la seguo. Fuori dal tendone ci sono decine di sedie di plastica messe in fila. Sono tutte rivolte verso tre sedie di legno. Al centro c'è il bambino con la maglia di Beppe Signori, ai lati un uomo e una donna. La sceneggiata è breve. Intuisco che oggi è il giorno d'esordio del bambino. Diventerà uomo, qualunque cosa ciò voglia significare.
Scatto una foto. La donna a fianco a me dice - Poi mi dai la foto! - Annuisco.
Tutti si muovono nuovamente con frenesia. Salgono su vecchie Mercedes e Volvo station wagon. Le auto se ne vanno suonando il clacson. Rimangono poche donne. E noi tre, ancora spaesati.
Osserviamo due donne versare a terra il contenuto del pentolone che doveva avere le lasagne. E' solo acqua calda. La donna incinta è ancora accanto a me. Fa un cenno con la testa verso l'uomo altissimo e col braccio ingessato - Ti vuole parlare.
Io vado. Lui prende una birra da un frigo da campeggio pieno di ghiaccio e me la porge. Ne prende una anche lui, e la stappa con le mani. Io preferisco fare leva su un paletto di legno lì vicino. Lui mi osserva e beve un sorso - Apprezzo il vostro silenzio, - dice - non so perché siete venuti, ma non avete fatto domande, e questo è il modo giusto di comportarsi.
Annuisco.
- Noi siamo accoglienti con gli ospiti, - continua - ma questa festa è una 'cosa privata'. - Accenna con il mento alle macchine fotografiche. Io prendo la M50 e mi appresto a cancellare la foto - No, - dice ponendo una mano sulla macchina - E' un bel ricordo. Basta che mi dai la schedina. Così la faccio stampare e la incornicio.
Sorrido, gli do la scheda di memoria. Lui beve un altro sorso - Ora è meglio che ve ne andiate.
Suona la sveglia.



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