AI Slop
La mailing list parlava di AI Slop. Un fenomeno preoccupante - lo ammetto - che sta accadendo ai nostri giorni. Detta in soldoni, il problema è che la quantità di contenuti caricati in rete, oggi, è prodotto dalla AI, ed ha una qualità discutibile.
Definiamo però il termine 'qualità'. I contenuti prodotti dalla AI non sono di pessima qualità. Tutt'altro. Sono scritti in maniera impeccabile, facili da comprendere, ben strutturati, perfetti. Il problema sono gli argomenti. Non il mezzo che ha prodotto i documenti, o gli articoli. La rete è invasa ogni giorno da migliaia di articoli che dicono tutti la stessa cosa, che affrontano tutti la stessa cosa, tutti perfetti, tutti precisi, tutti piatti, con le medesime valutazioni. Questo crea un accumulo di materiale superfluo, crea rumore di fondo, e diventa sempre più difficoltoso trovare informazioni differenti, con approcci differenti, sugli argomenti trattati.
Insomma, manca profondità di analisi, punti di vista contrastanti, dibattito, crescita vera.
Tutto ciò lo si nota soprattutto sulle piattaforme tecniche, quelle di divulgazione, e non nei social time-consuming pensati per l'intrattenimento (anche se pure lì c'è una invasione di contenuti generati dalla AI).
Ma l'AI Slop è un problema completamente umano, non è un problema generato dalla AI.
Cerco di seguire il discorso di quella mail, perché in ciò che vi è scritto si trovano delle verità di fondo, ma è molto confusa la componente dimostrativa, di analisi, e la componente narrativa.
Partiamo quindi non dalla AI. Partiamo dall'uomo. E torniamo in un'epoca passata, quando internet non esisteva.
All'epoca la comunicazione aziendale era 'confinata' sui media tradizionali: carta stampata (quotidiani/riviste specializzate/pubblicità sulla stampa popolare), radio, televisione. Produrre contenuti era un lavoro affidato a equipe di grafici, scrittori, filosofi, esperti di comunicazione, etc etc. L'immagine dell'azienda, il messaggio che questa voleva trasmettere al pubblico, era studiato in modo certosino, e una campagna di comunicazione veniva studiata a fondo, ci voleva tempo.
Poi è arrivata internet.
A quel tempo avviene la prima rivoluzione. L'azienda doveva essere raggiungibile online. Avere un proprio portale, un servizio clienti, e trasmettere informazioni anche su media di più rapida fruizione. Si trattava comunque di un sistema di comunicazione passivo, senza vera interazione, quindi una comunicazione ancora molto simile a quanto già descritto in precedenza. Magari la comunicazione diventa più puntuale, perché non è più legata a tempi tecnici dovuti alla stampa su carta, o alla creazione 'cinematografica' dei contenuti televisivi, ma siamo ancora in una comfort zone accettabilissima per gli specialisti del settore.
I social sono stati l'elemento scatenante.
Con l'avvento dei social avviene un terremoto globale. Oltre alle comunicazioni ufficiali, ecco apparire i primi 'influencer'. Per quanto all'epoca erano semplici appassionati che parlavano dei prodotti che amavano, la comunicazione esce dagli uffici istituzionali, e diventa 'incontrollabile'. La rete esplode di recensioni, di commenti, di hype sull'uscita di prodotti che le aziende stanno ancora semplicemente pensando. La pressione mediatica cresce, c'è fame di informazioni, e se all'inizio la regola del successo - per un influencer - era di avere una pubblicazione al giorno, con l'andare avanti degli anni si passa a due comunicazioni al giorno, una ogni ora, una ogni dieci minuti, fino a una produzione continua di contenuti di pochi secondi (vedi shorts e video tik tok). Qui i reparti di comunicazione delle aziende subiscono una modifica drastica. Via gli specialisti. Dentro gli influencer. La qualità passa in secondo piano. E' la quantità che conta!
Qui arriva la AI.
Influencer, appassionati, esperti di comunicazione, e aziende, si trovano intrappolate dal medesimo sistema alla cui costruzione hanno collaborato. Per dimostrare la propria presenza, anche commerciale, è diventato fondamentale essere sempre attivi, alimentare i feed in continuazione, pena... l'oblio. Gli influencer stessi sono sotto pressione. Non basta più parlare di ciò che amano, ora devono battere il chiodo in continuazione, senza tregua. E per produrre contenuti c'è sempre bisogno di novità, c'è sempre bisogno di qualcosa da analizzare e commentare. Ma i tempi sono stretti, strettissimi, e per forza di cose si diventa sempre più superficiali. Ma... Alla fine è importante creare hype, no? La AI è una manna. Gli stessi influencer lo spiegano in rete. Prendi la AI del momento (e ogni sua nuova versione è come minimo rivoluzionaria e incredibile, non potrebbe essere altrimenti) e gli chiedi: dammi dieci novità del [argomento a piacere] uscite oggi, e scrivi una bozza di discorso per un video da 3 minuti da pubblicare sui social. Bum! Il dado è tratto. Non c'è neppure tempo per verificare che la AI abbia scritto cose corrette, che non abbia allucinato, che le fonti siano affidabili, e che l'argomento sia in effetti interessante. No. Si prendono i testi, si la mirrorless (o il cellulare) ci si mette di fronte alla ring light, qualcuno ha probabilmente anche un teleprompter installato sullo schermo del cellulare, si registra mentre legge il testo, e... invia il video. E questa cosa accade negli studi/camerette di ogni influencer...
E il risultato di questo nuovo metodo di comunicazione si chiama AI Slop.
Per cui torniamo all'inizio di questo post: La causa è la AI, o è un problema di comunicazione causato da noi esseri umani?



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