Pilota di un aereo
Durante il volo di rientro sorvoliamo il paese. Il centro con la sua festa ancora in fermento, le case, una accalcata all'altra, poi un parco, verde, rigoglioso. Siamo a una quota bassa, forse 200 metri dal suolo, qualcosa di più. Al centro del parco c'è una enorme fontana. Anche dall'alto sembra gigantesca, quasi un lago, ma sappiamo che è artificiale perché è a forma di rombo, e al centro c'è un ciuffo d'acqua che si innalza verso il cielo. Qualche bambino corre attorno ai suoi lati regolari.
Perché non scendere di nuovo e visitare il parco? Tanto è presto!
Viriamo. Poco lontano c'è un'area agricola con una bella strada sterrata molto larga. Perfetta per atterrare. Ai lati della strada ci sono giusto pochi alberi, nessun rischio di impattare con le ali. Mi allineo, sto già riducendo la quota, quando un grido attira la mia attenzione.
Fuori dall'abitacolo, dal cielo, molto più in alto di noi, sta cadendo un pickup bianco. Lo sportello della guida è aperto. Poco sotto c'è la sagoma di un uomo, braccia spalancate, gambe aperte, cade e grida disperato.
Mi distraggo, ormai sono vicino al suolo, lo tocco malamente. L'aereo rimbalza, riprende quota, sbanda a sinistra, correggo, sbanda a destra. Dò motore, lui urla e cade, il mio aereo si impenna. Vedo ancora quel furgone, la caduta sembra non finire mai.
Mi sveglio.



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