In Ascensore...

 Quello dell'ascensore è un tema ricorrente nei miei sogni. Per quanto la storia sia differente, ogni tanto mi trovo a viaggiare su ascensori surreali che mi proiettano in situazioni su cui dovrei riflettere di più.

In questa occasione la vicenda sembra già iniziata quando comincio ad avere memoria di ciò che accade. Sto correndo, alle mie spalle una forte esplosione, i detriti che cadono dal cielo, e io sto seguendo il mio bassotto mentre scappa senza rispondere al mio richiamo. E' terrorizzato, e io corro, corro, e ho paura di perderlo.

Lui gira l'angolo, entra in un androne, lo perdo di vista per un istante. Entro anche io. E davanti a me vedo un'ascensore. La porta si sta chiudendo. Lui è dentro rannicchiato in un angolo. Mi schianto contro le porte senza rallentare, infilo un braccio tra di esse e impedisco che si chiudano del tutto. Mi intrufolo. Lui mi salta sulle gambe, lo prendo in braccio. Le porte si chiudono.

Non ho la più pallida idea di dove sono. So solo che la cabina dell'ascensore è stretta. Ci sto appena. E' un parallelepipedo stretto e alto, illuminato con luce fredda. Ho uno specchio alle spalle. 

Saliamo lentamente, poi uno scossone. La porta si apre. Usciamo. Un gruppo di ragazzi vuole entrare ma è troppo stretto, la porta non si chiude. Qualcuno grida che se insistono, l'ascensore finirà per cadere. Escono, poi una scossa, un'altra esplosione. Loro corrono per le scale, è più sicuro, ma una rampa crolla, e loro con essa.

Io, rientro nell'ascensore. Lui riprende a salire. Non ho premuto nulla. Le porte si sono chiuse. Di nuovo sono costretto in uno spazio angusto, con il bassotto in braccio che ringhia alle porte, e una luce forte al punto da ferire gli occhi.

Le porte si aprono. Il pianerottolo è vuoto. Mi guardo attorno. Di fronte a me c'è una finestra enorme. Guardo fuori. E' buio. Mi sveglio.

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