Frequentazione continuativa...

 Ed eccoci all'ennesimo lunedì, dopo un weekend che per me non è più un weekend, ad affrontare ciò che accadrà con una assuefazione tale che ormai credo di essere vittima della sindrome da burnout.

Risultato? Stanchezza, zero motivazione, zero determinazione, zero di tutto. 

Ci sono cose che un tempo mi avrebbero fatto sorridere, oggi mi mettono tristezza. Cose semplici, umane, che per la mia educazione dovrebbero essere la base della socialità. 

Nella pratica: Arrivo al lavoro. Davanti a me c'è l'auto di un mio collega, uno con cui lavoro da più di un decennio. Lui parcheggia. Io parcheggio un paio di minuti più tardi. In una situazione inversa, io sarei uscito dall'auto e l'avrei aspettato. Lo faccio anche con colleghi che conosco solo di vista, sia per approfondire la conoscenza, sia per semplice voglia di fare due chiacchiere, o per cortesia, educazione. A ogni modo. Mentre spengo la vettura, prendo la cuffia, e apro lo sportello, lui è già a metà strada tra il parcheggio e il cancelletto d'ingresso. Scendo, prendo lo zaino, lo guardo mentre di spalle imbocca il vialetto, neppure si volta per un saluto. Della serie... Ok, mi trattengo da ciò che mi passa per la mente. Sorrido sarcastico. Se questo è il comportamento di una persona che conosco da anni, con cui ho persino collaborato per dei progetti, con cui abbiamo parlato anche di cose estranee al lavoro, come il suo gatto, il mio cane, i Mac, la fotografia... Di principio avremmo anche qualche passione in comune, ma va bene così. 

Non ricordo in quale film, che ho visto di recente, ma c'è una frase che mi è rimasta impressa: Non siamo amici, abbiamo solo una frequentazione continuativa.

Vediamo cosa ne pensa chatGPT:

Il termine socialità indica, in senso generale, la disposizione e la capacità dell’essere umano a vivere insieme ad altri individui, stabilendo relazioni, scambi e forme di convivenza. È una parola che appartiene sia al linguaggio comune sia a quello sociologico e psicologico, perché riguarda uno degli aspetti fondamentali della natura umana: il bisogno di stare in relazione.

Dal punto di vista etimologico, socialità deriva dal latino socialitas, che a sua volta proviene da socius, cioè “compagno”, “alleato”, “associato”. Alla base del termine c’è quindi l’idea di un legame tra più persone unite da uno scopo, da una condizione comune o semplicemente dalla convivenza. La radice latina rimanda a qualcosa che non esiste in forma isolata, ma che prende senso solo nella presenza dell’altro.

Nel primo significato, più semplice e quotidiano, la socialità è la tendenza di una persona a frequentare gli altri, a comunicare, a partecipare alla vita collettiva. Una persona “con molta socialità” è aperta, incline al dialogo, capace di inserirsi nei gruppi e di creare relazioni. Qui il termine riguarda il comportamento individuale e il modo di stare con gli altri nella vita di tutti i giorni.

In un secondo significato, la socialità è vista come caratteristica propria dell’essere umano in quanto animale sociale. Non è solo una scelta personale, ma una condizione naturale: gli uomini vivono in comunità, costruiscono società, condividono regole, linguaggi e valori. In questo senso la socialità è ciò che rende possibile la nascita dei gruppi, delle culture e delle forme organizzate di vita collettiva.

Un terzo significato riguarda l’ambito sociologico e indica l’insieme delle relazioni che si sviluppano all’interno di un gruppo o di una comunità. Non si parla più del singolo, ma della rete di rapporti che lega le persone tra loro: amicizie, collaborazioni, ruoli, interazioni. La socialità diventa quindi una struttura fatta di scambi continui che mantiene unita la società.

In psicologia, il termine assume un ulteriore valore e indica la capacità di un individuo di entrare in relazione in modo equilibrato e consapevole. Comprende abilità come l’empatia, la comunicazione, il rispetto delle regole sociali e la cooperazione. Qui la socialità è considerata una competenza che si sviluppa nel tempo attraverso l’esperienza e l’educazione.

Infine, la socialità può indicare anche i momenti e gli spazi dedicati alla vita condivisa: occasioni di incontro, attività collettive, partecipazione alla vita pubblica. In questo senso la parola non descrive solo una qualità interiore, ma anche una pratica concreta fatta di presenza, scambio e partecipazione.

In tutte le sue accezioni, la socialità conserva un nucleo comune: l’idea che l’essere umano trovi senso, identità e crescita nel rapporto con gli altri.

Ecco invece cosa dice Gemini:

Partiamo dall'etimologia, che è la chiave per comprendere l'essenza stessa della parola. Il termine deriva dal latino socialitas, a sua volta proveniente dall'aggettivo socialis. La radice fondamentale è il sostantivo socius, che in latino significa "compagno", "alleato" o "associato". Dunque, se guardiamo alla sua nascita linguistica, la socialità indica la qualità o la condizione di chi è un compagno, di chi è capace di unirsi ad altri. Non indica semplicemente la presenza di altre persone, ma una predisposizione attiva all'alleanza e alla condivisione di un percorso o di uno scopo comune.

Il primo e più vasto significato del termine è quello di natura antropologica e sociologica. In questa accezione, la socialità viene definita come la tendenza naturale e istintiva degli esseri umani a vivere in gruppi organizzati, ovvero in società. Non si tratta di una scelta puramente razionale, ma di una pulsione intrinseca alla natura umana, tanto che filosofi come Aristotele definivano l'uomo un "animale politico" (o sociale), incapace di realizzare pienamente la propria umanità in condizioni di isolamento assoluto. La socialità, in questo senso, è la capacità costitutiva dell'individuo di intessere relazioni, di creare legami di interdipendenza e di sviluppare forme di convivenza basate su regole condivise, linguaggio e cultura. È la forza che spinge alla formazione di famiglie, tribù, città e nazioni.

Spostandoci su un piano più individuale e psicologico, il termine assume una sfumatura legata al carattere e al comportamento del singolo. In questo contesto, definiamo socialità la disposizione d'animo di una persona che prova piacere nel frequentare i propri simili. Qui il termine diventa sinonimo di affabilità, socievolezza e convivialità. [Deduzione] Possiamo dire che mentre il primo significato descrive una necessità di sopravvivenza della specie, questo secondo significato descrive un tratto della personalità: è la facilità con cui un individuo comunica, scambia idee, condivide emozioni e si inserisce in un contesto collettivo senza disagio. Una persona dotata di grande socialità è colei che cerca attivamente l'interazione e rifugge la solitudine non per paura, ma per il desiderio di scambio umano.

Esiste poi un significato specifico che riguarda il mondo animale, studiato dall'etologia. Anche in questo campo si parla di socialità per indicare l'istinto che spinge gli animali della stessa specie a vivere in gruppi, branchi o colonie, collaborando per fini essenziali come la difesa dai predatori, la caccia, la riproduzione o la cura della prole. Questo tipo di socialità può variare da forme semplici di aggregazione a strutture estremamente complesse e gerarchiche, come quelle che osserviamo nelle api o nelle formiche (spesso definite "eusociali"). In questo ambito, la socialità è un meccanismo biologico di adattamento evolutivo: l'individuo sacrifica parte della sua autonomia per aumentare le probabilità di sopravvivenza del gruppo e, di conseguenza, dei propri geni.

Infine, vi è un'accezione meno comune nel linguaggio quotidiano ma rilevante in ambito giuridico o filosofico-politico. La socialità può indicare il complesso dei doveri e dei sentimenti che legano un individuo alla comunità di appartenenza. Si riferisce alla consapevolezza che le proprie azioni hanno ripercussioni sugli altri e che esiste una responsabilità verso il benessere collettivo. In ambito aziendale o giuridico, talvolta si usa il termine per indicare l'elemento che caratterizza il contratto di società, ovvero la volontà delle parti di collaborare per un fine economico comune (la cosiddetta affectio societatis).

 


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