Buon Compleanno Blog
All'epoca i blog erano tutti così, molto personali, molto intimi. In breve tempo mi feci amici cari, con cui si strinse anche un bel legame dal vivo. Ci siamo incontrati, per quanto geograficamente fossimo lontani, ci siamo scambiati gli indirizzi, i telefoni, e il legame era diventato solido anche al di fuori della rete.
Poi quel mondo è crollato. Prima Virgilio, poi Splinder, poi... Ecco il nefasto arrivo dei Social Network. Se MySpace era tollerabile, visto che si trattava più di una vetrina personale, e non di un vero Social Network come lo intendiamo oggi, l'avvento di Facebook in Italia, ma anche nel mondo, ha creato una emorragia incolmabile. Anima dopo anima, tutti sono passati al nemico, abbandonando i loro diari online, con la promessa che non sarebbe cambiato nulla, che ci si sarebbe ritrovati nel 'nuovo mondo'. Ma il nuovo mondo non era più un mondo riflessivo. Per quanto, è vero, inizialmente Facebook aveva il ruolo di rendere più vicini gli amici lontani, di tenerli in contatto quotidiano, la riflessività di un post, magari pensato, scritto/corretto/cancellato/riscritto/pubblicato, era stata sacrificata per una visibilità immediata, fatta di like, foto, poche parole scritte senza pensiero, e poco altro. All'epoca Facebook offriva anche le pagine, dove scrivere approfondimenti, quasi pagine di blog... Ma nessuno le guardava realmente.
Ma quello era solo il primo passo.
E' nato l'algoritmo. No, l'algoritmo non è un demone malvagio che distrugge le civiltà. E' uno strumento necessario per rendere Facebook sostenibile, e magari redditizio. Perché va bene dare uno spazio comune a miliardi di persone al mondo, ma tutto questo ha un costo economico, e i finanziamenti iniziali, prima o poi, svaniscono... E le banche reclamano! Per cui l'avvento dell'algoritmo, e l'accesso delle aziende a Facebook, ha fatto sì che pian piano, in base alle preferenze degli utenti, venissero premiate le pubblicazioni ricche di like, e - fase successiva - ha fornito alle aziende gli strumenti per produrre contenuti che attirassero like. Un passo alla volta, gli amici si sono persi in un flusso di informazioni ricche di like e apprezzamenti, quel tanto che basta per non riuscire più a vedere i propri amici storici, ma essere comunque troppo impegnati ad alimentare la fame di apprezzamenti da parte degli influencer (i nuovi promotori che un tempo spopolavano sulle televisioni commerciali), video prodotti direttamente dai brand più noti, e chi più ne ha, più ne metta.
Nel frattempo è nato Google Circle, che cercava di tornare al passato, creando le cerchie di amicizie, e quindi spazi 'personali' da condividere. Ma fu un fallimento. Instagram, che doveva essere la versione 'social' per coloro che ai tempi del blog avevano una passione comune per la fotografia, e si appoggiavano a piattaforme come Flikr per mostrare i propri scatti e condividere le proprie esperienze. E poi Tumblr, il tentativo di creare blog con una struttura molto legata alla privacy, e che oggi ha avuto una deriva molto border line. Ma anche Pinterest, e mille altri esperimenti, tutti che cercavano di mutuare l'idea di Facebook verso le passioni umane...
Fino a che non è apparso Tik Tok.
Mostro mangia utenti e mangia like che ha rivoluzionato i Social Network e ha fatto tremare i grandi colossi, tanto che oggi, tutti quanti, imitano Tik Tok, con la sua formula dei video virali, di pochi secondi, pressoché ipnotici.



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