Attenti al Lupo

 Così cantava Lucio Dalla quando ero ancora giovane. Ma non è un brano dai vari sensi interpretativi, e dal ritmo allegro e un po' canzonatorio, l'argomento di oggi. Vi voglio parlare di lupi, e di un sogno che ho fatto nella notte tra il sabato e la domenica.

Un sogno particolare, ambientato... Non so bene dove. E' sera, il tramonto illumina le nostre spalle. Sentiamo ululare. Ci sentiamo braccati. Avanziamo lentamente, circospetti, tra alberi che salgono dritti come pali della luce. Hanno il tronco bianco, forse sono betulle, forse è solo la luce che sta scomparendo oltre l'orizzonte che ce li fa sembrare diafani. Avanziamo sospinti dal respiro nasale dei predatori alle nostre spalle. 

Risaliamo una collinetta, in cima è presente una vegetazione bassa, irta di spine, cardi e altri tipi di cespugli, rovi, ovunque. Ci guardiamo attorno. Poco lontano, su un'altra collinetta, vediamo tre lupi che ci osservano. Alle loro spalle risplendono gli ultimi bagliori sanguigni del tramonto.

Discendiamo in direzione di una spiaggia. Il rumore delle onde quasi ci conforta, anche se il cuore batte impetuoso e le nostre fronti sono imperlate di sudore, e le nostre menti sono pervase da preoccupazione, e forse anche paura.

Ci imbattiamo in un piccolo capanno. E' un piccolo stabilimento balneare abbandonato. Assi la cui vernice è stata scrostata da vento, acqua e salsedine. Una fila di cabine affianca il capanno. Qualche asse di legno simula una passerella fino al bagnasciuga. La porta del capanno è socchiusa, sbatte al vento. Il primo del nostro gruppo entra. Si guarda attorno. Ci sono finestre sbarrate dall'interno, forse per proteggerle dalle mareggiate. Qualche tavolo, sedie impilate in un angolo, un piccolo bar completamente sguarnito.

Entriamo anche noi. Qualcuno saggia la robustezza della porta. Sembra solida, ma va chiusa con qualcosa, perché il lucchetto sembra essere stato forzato. Mentre qualcuno si occupa della porta, io e un altro saliamo una scaletta a chiocciola. Eccoci sul tetto piatto della struttura. Ci guardiamo attorno. I lupi sono sulle nostre tracce, poco fuori da rovi.

Li vediamo chiaramente, chiazze scure su una sabbia che pare brillare alla luce della luna.

Avvisiamo quelli di sotto. La porta è stata sistemata con del filo di ferro. Appena in tempo! Il fiato pesante dei predatori è già fuori dalla struttura. Li sentiamo spingere sulla porta. Saggiarne la resistenza. Uno di loro scava in un angolo, per vedere se riesce a passare sotto a una parete del capanno.

Dall'alto del tetto gettiamo sugli animali oggetti di ogni tipo. Un secchio, qualche asse di legno, persino qualche stampino per fare giochi nella sabbia. Tutto ciò che troviamo nel capanno viene utile.

Le ore passano. Sembra incredibile, la tensione è altissima, e gli animali sembrano non voler mollare tanto facilmente la loro preda. Il Sole comunque sorge prima ancora che ci rendiamo conto dello scorrere del tempo. I lupi sembrano scomparsi. Dal tetto del capanno ora si intravede l'intera spiaggia, ci sonno altri stabilimenti, c'è gente sulla sabbia, bagnini che attrezzano gli ombrelloni, gli sdrai, qualcuno cammina a riva col cane.

Usciamo dal capanno, le impronte dei lupi girano attorno al capanno, una buca profonda mezzo metro è sul fianco senza finestre. Il legno è graffiato dagli artigli. C'è tanfo, i lupi devono aver segnato il capanno con la loro urina.

I nostri sguardi sono attratti dai fari di una vettura che parcheggia poco lontano. Scendono due uomini, sembrano nervosi. Ci guardano. Mi sveglio.

Ecco... Questo sogno è particolare. Domenica siamo stati su in montagna, e abbiamo fatto una escursione su una vecchia strada chiusa che collega due paesi limitrofi. Non è molto lunga, forse tre, massimo quattro chilometri andare e tornare. In mezzo al bosco non c'era molta luce, e ogni tanto Sansone si fermava, puntava verso il bosco, e ringhiava... Non so voi, ma a me ha ricordato il sogno. Poi, è più probabile fosse un cerbiatto... Però!

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