Un Sogno horror?
Poi appare una deviazione. Ci fanno uscire dall'autostrada. Attivo il navigatore, che indica un incidente poco più avanti. Mi infilo con l'auto in un labirinto di New Jersey di cemento, il traffico è impazzito. Moto sorpassano senza guardare cosa fanno le altre auto, c'è chi sfanala inutilmente, poi ecco un suv nero che arriva da dietro, sorpassa dove non c'è spazio, lo percepisco mentre arriva grazie alle imprecazioni provenienti dall'auto dietro, e dal rumore di uno specchietto rotto, per cui mi sposto e gli do più spazio possibile. Lui passa, poi inchioda davanti al paraurti dell'auto che mi precede. Della targa ricordo solo la provenienza rumena, e la lettera G in mezzo alle cifre.
Arriviamo a un bivio stretto. Il suv parte senza guardare. Le auto che stanno arrivando inchiodano e suonano il clacson. Io attendo che la situazione si tranquillizzi, poi non appena ho modo, mi immetto anche io sulla strada.
Ed eccomi su un percorso montano. Salita, curve dolci che seguono la montagna, alberi da un lato, panorama dall'altro.
Oltrepasso una piazzola di sosta. Lì è parcheggiato il suv. Attorno al veicolo due ragazzini fanno capriole e giocano. Indossano entrambi una maglietta a righe orizzontali, bianche e nere. Uno dei due, facendo la ruota, sbaglia le misure e finisce in mezzo alla strada. Io lo vedo per tempo e lo evito senza problemi.
Lui mi guarda, io lo guardo. Il suo viso ha un sorriso riconoscente, ma le sue labbra sono cucite con filo nero, grosso, plastico... o metallico... per come luccica alla luce del sole. Anche l'altro ragazzino si ferma nelle sue evoluzioni e mi guarda. Pure lui ha le labbra cucite.
Proseguo. Sono un po' scosso, ma proseguo per la mia strada.
Poco dopo il rombo del suv mi raggiunge. La vettura mi supera in scioltezza, senza freccia, slampeggiando a un pullman che sta sopraggiungendo dall'altra corsia. Lo vedo allontanarsi velocemente.
Arrivo a un bivio, ci sono i cartelli. Non leggo le località indicate. Un cartello giallo con scritto deviazione mi dice di andare a sinistra. Lo seguo.
Ed ecco la vettura ferma poco più avanti. Un'altra piazzola di sosta. I ragazzini sono a bordo. Fuori c'è un uomo che fa pipì a lato della strada. Una donna è appoggiata al portello del bagagliaio a occhi chiusi, prende il sole. Gli occhi sono chiusi, cuciti, proprio come le bocche dei bambini. Nel frattempo l'uomo si scrolla, chiude la patta, e si gira. E' solo un attimo. Ormai sono andato oltre. Lo vedo di sfuggita. Anche lui ha gli occhi cuciti, così come la bocca.
Mi fa un cenno di saluto con la mano. Sembra riconoscente per aver evitato suo figlio, poco prima. Io proseguo, e pochi chilometri più avanti, all'ingresso dell'autostrada, mi sveglio.



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