Open To Work

 La mia icona su Linkedin mostra, da qualche tempo, il badge "Open To Work". Il motivo per cui ho reso visibile questo badge è legato a una sorta di gesto di stizza dopo l'ennesima umiliazione subita nel meraviglioso ambiente in cui mi trovo da un paio d'anni.

Magari vi parlerò di questa vicenda più avanti, ma oggi vorrei concentrarmi sul badge "Open To Work" di Linkedin.

Elemento scatenante di questa - spero breve - riflessione è la pubblicazione di un HR relativa proprio a questo badge. Si tratta del solito post click bait, scritto per provocare reazioni, ma l'argomento mi interessava, per cui ho cominciato a leggere le reaction, direi piuttosto numerose, e direi, quasi tutte a senso unico.

Così mi ricollego ad altri miei pensieri espressi qui sul blog, quello del mondo del lavoro che si è tramutato in un mercato, e quello relativo alla mancanza di sfumature nelle scelte a cui siamo soggetti, o costretti.

Ebbene, lo strumento di Linkedin è semplice. Quattro opzioni:

  1. Non sto cercando lavoro.
  2. Sono interessato a vagliare offerte di lavoro ma non lo "dico in giro" (niente badge).
  3. Sono interessato a vagliare offerte di lavoro e lo "dico in giro" (badge attivo).
  4. Cerco lavoro attivamente!
Io, attualmente, sono a defcon 3.

Qual è l'opinione comune al riguardo? Dai commenti a quel post scopro che il badge "Open To Work" è deleterio per il personal branding.

Io mi domando perché, visto che sto semplicemente manifestando le mie intenzioni su un social dedicato al lavoro.

La risposta arriva subito dopo:
  • L'azienda per cui lavori attualmente è consapevole che stai sondando il mondo del lavoro in cerca di altre realtà, e di conseguenza ti metti in cattiva luce nei confronti di chi, ora, ti paga lo stipendio.
  • Chi vede il badge pensa che sei disposto a svenderti pur di lasciare il vecchio impiego, e ti farà proposte inadatte alla posizione che ricopri.
Queste sono le opinioni dei "lavoratori". Ma cosa pensano gli HR? Dai commenti risulta che il badge viene visto con circospezione, quasi fosse un messaggio negativo, per cui 'buono a sapersi che cerchi una alternativa la tuo lavoro' ma guardiamo il curriculum.

Io avevo una opinione differente... Ma poco importa!

Traendo le somme, se cerchi lavoro, fallo in camuffa... Sui social devi essere Extremely Happy, Incredibly Satisfied, e mi raccomando raccontiamo al mondo il falso, mostriamoci per ciò che non siamo, che sicuramente andrà tutto bene.

A me questa visione del mondo non è che piaccia molto. Non è un caso che una persona su due, in Europa, ha sofferto di problemi emotivi/psicosociali. Se si è costretti a mentire continuamente per curare il proprio personal brand, è comprensibile che poi si vada giù di testa.

E per quanto l'uso di psicofarmaci, o di terapie psicologiche, nei minori sia ancora molto basso (si parla di cinque/sei bambini ogni mille, ovvero lo 0,56% circa, che prende pillole, e un 10%14% che va dallo psicologo), è interessante che nel periodo più importante per la formazione del proprio carattere si cominci a ragionare sul "correggere" il tiro nel caso un bambino sia fuori da determinati standard. Un tempo si bollava il bambino come 'emotivo' o 'turbolento', ma non si agiva per correggere il comportamento se non tramite l'educazione. Oggi si comincia con psicologi e pillole... Meraviglioso, no? Non siamo al livello degli Stati Uniti ma, c'è sempre margine per "migliorare".

Ora mi tocca andare su Linkedin a togliere quel badge... Non sia mai che qualcuno si offenda!


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