F1 (il film)

 Ieri sera ho visto F1. Per quanto le mie aspettative non fossero così rosee, da appassionato di Formula 1, stavo aspettando l'occasione per vederlo. Guardo la Formula 1 da quando ero bambino. I tempi eroici di Villeneuve, le lotte fratricide tra Prost e Senna, i volti gentili di Alboreto e Berger, l'incidente di Nannini, l'avvento dell'elettronica con le Williams imbattibili, Alesi, Fisichella, e poi ancora Shumacher, fino ai giorni nostri... Ed ammetto che oggi non guardo più le gare, mi basta la sintesi che trovo su youtube, ma ai tempi d'oro ricordo i pomeriggi estivi, anche in vacanza, davanti alla tv dell'albergo, con tutti gli altri, a commentare, mangiare gelato, e trascorrere quelle due ore di passione condivisa... Tempi molto diversi, quelli, quando si correva la domenica alle due del pomeriggio.

Questo film mi aveva incuriosito, come ho detto, ma non avevo grandi aspettative. Ok, viva la spettacolarità. Bello il tentativo di inserirsi nel mondo reale, ma i cameo di personaggi reali della formula 1 sono quasi imbarazzanti. Così come imbarazzante è la storia... Che ovviamente parte male sin dal titolo.

Voglio dire... 

Cosa mi vuoi raccontare? La storia di un ex pilota che dopo 35 anni torna a bordo di una vettura di formula 1 per vincere quella gara che un incidente gli aveva negato in gioventù? La storia di un Rookie che rischia di "perdere il lavoro" perché la sua scuderia sta raschiando il fondo del barile e non riesce a scollarsi dall'ultimo posto in classifica? La storia di un Manager quasi in bancarotta che chiede aiuto a un amico per cercare di risollevare le sorti della sua scuderia?

Tutte e tre queste storie potrebbero candidarsi come elemento narrativo principale. Se ne sceglie una, e le altre diventano le side stories che creano massa critica e rendono più realistica la complessità di una vicenda. Poi si mette un bel titolo per evidenziare l'elemento narrativo principale.

Peccato che il titolo sia F1, di conseguenza lo spettatore è spiazzato, e non sa più quale vicenda sia importante. Per di più, il film non ci mostra neppure un campionato completo. Solo nove gare, neppure le prove libere, niente prove ufficiali, solo nove gare. In compenso il primo terzo della durata del film non cita mai la formula 1. Abbiamo qualche sprazzo di una ventiquattrore, e... Oh caspita! Ho visto il film ieri sera e già non mi ricordo la prima parte del film.

Facciamo un recap: Abbiamo Sonny Hayes, pilota di mezz'età che fa miracoli al volante. Di lui sappiamo poco. Sappiamo che vive in un Camper, e corre per divertimento, e se vince, neppure vuole la coppa, la lascia la Team, si prende giusto i soldi. E abbiamo Ruben Cervantes, Manager di un Team di formula 1. I due si vedono in una lavanderia a gettone (molto improbabile come incontro) e il Manager propone all'ex compagno di corse di entrare nel suo team.

Sonny rifiuta, ma poi accetta (ovviamente). Ed eccolo arrivare a Silverstone con zaino i spalla e camminata cowboy apparendo all'orizzonte come il salvatore della patria. In queste poche righe abbiamo già introdotto due delle main stories della pellicola. Ma ecco il giovane Joshua Pearce, che fa lo spaccone sin da subito, pur essendo un Rookie, pur essendo pilota in una scuderia che è perennemente all'ultimo posto, pur avendo mi minuti contati e nessuna speranza di proseguire la propria carriera nella massima serie. Poi, aggiungiamo l'americanata del caso: il suo manager è il cugino che pensa solo ai social, e ovviamente ai box c'è la mamma che sgrida i piloti e i manager quando questi dicono al figlio di spingere sull'accelleratore. Ed ecco la terza main story. 
Ma andiamo a mescolare le carte con un meccanico, una ragazza bionda che sembra impacciata e combina disastri ai box durante la prima gara in cui appare Sonny. E aggiungiamo l'ingegnere aerodinamico che lascia una azienda aeronautica militare per la formula 1, anche questo è donna, ed è bionda. Non ho nulla contro le donne, e le bionde, ma credo che inserire due personaggi di questo calibro, per poi svenderli in poche inquadrature... Bah! Il meccanico viene inquadrato tre volte: la prima è una impedita completa (al punto da chiedersi che ci fa lì), a metà film viene vista che fa il suo lavoro, a fine film è piena di sé e fa il cambio gomme in meno di 3 secondi. Non è un buon modo di mostrare l'emancipazione femminile... E se guardiamo l'ingegnere aerodinamico, che lavora tutta sola nella galleria del vento, quando nel mondo reale l'aerodinamica è gestita da... Tante, ma tante persone, e che ovviamente viene istruita da Sonny per rendere veloce la vettura, e poi ci va pure a letto, per poi essere scaricata qualche scena più tardi... Ok, credo che la carta delle donne emancipate potevano giocarsela meglio.
Qui faccio un respiro profondo e mi resetto... Mi trovo davanti a un young movie in stile Rombo di Tuono. Pazienza (Nel frattempo mi segno mentalmente di tornare a guardare Rush).

Ma torniamo alla F1: Finalmente si corre. Sorpassi surreali, strategie da Stunt Cars, incidenti che neppure negli anni settanta si vedevano così spesso (con auto che volano in aria ed esplodono!). Chiunque guardi la formula 1 sa bene che il mondo delle corse è fatto di trenini di vetture, che a decidere il destino di una gara sono per lo più errori di strategia, o guasti tecnici, e che i sorpassi si contano sulla punta delle dita delle mani, nell'intero campionato, non in una singola gara. Poi - ovviamente - la sera prima di correre i piloti fanno mattina in discoteca circondati da alcolici e donne di facili intenzioni... Sì, sì, proprio roba da far impallidire il vero James Hunt!

Secondo respiro profondo... Qui siamo oltre alle peggiori aspettative, e comincio a rivalutare persino Driven (Nel frattempo mi segno mentalmente di tornare a guardare Veloce come il Vento).

Non credo ci sia bisogno di fare spoiler, vero? E' tutto così citofonato che il finale è prevedibile oltre ogni ragionevole dubbio, i colpi di scena non sorprendono proprio nessuno, e le emozioni sono a zero assoluto.

Altra nota mentale: Tornare a guardare Cars.

Rimane solo da mettere per iscritto il giudizio finale: Se non fosse stato annunciato come il colossal del secolo, forse forse avrei potuto anche divertirmi nel vederlo. Sembra la trasposizione cinematografica di un videogame dedicato al mondo delle corse... Si perché è vero che si intitola F1, ma inizia con la ventiquattrore di Daytona, e finisce con una gara sulle dune californiane, la Baja 1000. Mettiamola così: Si ricordano meglio gli sponsor che appaiono nella pellicola che i nomi (e la storia) dei personaggi. E se molte cose che vediamo nel film sono "molto liberamente" ispirate a fatti reali (come il Crushgate che coinvolse Briatore e la Renault nei primi anni 2000), c'è comunque il problema che tutti quegli eventi spettacolari sono stati spalmati in sole nove gare, quando invece si sono verificati nell'arco di un paio di decenni abbondanti. 

Nella pratica, questo film è pura propaganda pubblicitaria.

 

 

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