E come...

 Eccoci giunti alla lettera 'e'. Come in precedenza, ho fatto scegliere a chatGPT, e a Gemini, una parola che abbia la lettera 'e' come iniziale.

chatGPT

E — Esperienza: Conoscenza acquisita attraverso il vivere diretto. In italiano conserva un forte valore formativo e umano.

Gemini

E — Empatia: La capacità di porsi nella situazione di un'altra persona. In una cultura basata sulle relazioni sociali come quella italiana, è la chiave per comprendere le emozioni altrui e creare legami autentici e solidali.

In questa occasione abbiamo due parole importanti: esperienza ed empatia. Due parole importanti e sulle quali oggi si sorvola un po' troppo spesso. 

L'esperienza si da quasi per scontata, sembra quasi che nessuno sappia più che l'esperienza si costruisce nel tempo. L'ho vissuta sulla mia pelle, e la si legge quotidianamente nelle inserzioni di lavoro, ma allo stesso tempo lo si vede anche nella quotidianità. Si corre, si pretende, non si ragiona, non si concede tempo per il pensiero e la maturazione personale. 

Esci da scuola e ti viene chiesto, al primo impiego, già qualche anno di esperienza. Ok. Oggi la scuola ti da l'opportunità di fare degli stage negli ambienti di lavoro ma, gli stage sono una cosa, l'esperienza lavorativa è ben altra faccenda.

Ti cambiano l'incarico e ti credono già in grado di svolgere la nuova attività, senza corsi formativi, o un affiancamento per poter imparare sul campo. Anche in questo caso, per quanto uno abbia esperienza da vendere nel mondo del lavoro, non conosce esplicitamente la nuova attività, e avrebbe bisogno di tempo e studio per conoscerla, e fare tesoro delle esperienze passate, così da offrire il meglio di sé.

L'esperienza è quindi diventata una parola a cui si da molta importanza, ma nessun significato oggettivo. 

Avere esperienza è come avere un cappotto blu. Non è un caso che in molte occasioni i giovani siano costretti a mentire pur di poter essere visti a un colloquio di lavoro, non dico assunti, ma per lo meno avere un primo approccio fisico con chi deve valutarli.

Rimane l'esperienza personale, quella che ci portiamo sul groppone, che ci rende adulti. Ma dalla veneranda età di 53 anni, osservandomi attorno, vedo quarant'enni e cinquant'enni che sembrano essere ancora degli adolescenti, incapaci di ragionamenti complessi, di valutazioni profonde, e attaccati a slogan, divertimento, poco approfondimento e poco interesse a capire cosa accade loro intorno. Dai discorsi che fanno, dal modo in cui ragionano, da ciò che richiama i loro discorsi, da come si informano, trovo molto più adulti gli anziani veri, quelli che non hanno studiato, quelli che leggono il giornale leccando il dito prima di sfogliare la pagina... Non avranno cultura, ma hanno esperienza, e sanno ragionare molto più di molti miei coetanei.

Empatia è una parola che mi fa sorridere. Già, perché in un mondo dove la gente ti taglia la strada per fermarsi a fare benzina, dove le vetture sfrecciano oltre i limiti, dove l'interesse verso il prossimo, è relegato alla base della scala dei valori quando in vetta ci sono la fretta, il profitto, le prestazioni, e uno smisurato ego che si contiene a malapena nei grossi suv che circolano per strada... Mi è difficile pensare a l'empatia come a un qualcosa che qualcuno conosca davvero.

Piangiamo per le vittime a Gaza, poi non abbiamo pietà per chi dorme su un materasso sotto i portici della nostra città. Ci lamentiamo per i canali che esondano e distruggono le nostre cantine, e i nostri garage, ma insultiamo Greta Thumberg quando lotta per la salvaguardia dell'ambiente. Ci lamentiamo dello smog e del traffico, ma facciamo fatica a rinunciare al nostro bel berlinone con motore diesel. Se si spiaggia una foca nella nostra riviera, invece che aiutare chi si occupa della salvaguardia della natura, e rispettare l'animale, scavalchiamo transenne solo per poterci fare una foto e postarla subito dopo sui social. E quando una persona che conosciamo sta poco bene, invece che stargli vicino emotivamente, vendiamo soluzioni saccenti (e tutt'altro che efficaci, magari lette su Facebook), e ci lamentiamo pure se la persona in difficoltà fa notare che non funzionano.

L'empatia non esiste.

Siamo pronti a donare 2 euro con il Telethon, ma figurati se ci avviciniamo a una persona in difficoltà per strada. Ormai è passato parecchio tempo. Caddi in bici, una brutta caduta, battei anche la testa contro il marciapiede. Rimasi una mezz'ora buona intontito, sanguinante, seduto accanto alla mia bici. Il cellulare rotto dalla caduta. Vidi passare diverse auto, rallentare, guardare, e poi andare oltre. Per fortuna non fu nulla di grave, una volta ripresomi, mi sono alzato, ho raccolto la bici, e mi sono avviato verso casa, un po' a piedi, un po' pedalando... per circa 8 km. E qualche giorno fa una donna è stata aggredita in pieno giorno, e nessuno l'ha aiutata. Tutti che passavano alla larga, nessuno che ha chiamato il 112. E' stata lei stessa, dopo l'aggressione, a chiamare i Carabinieri.

L'empatia non esiste. Per lo meno, sono rimasti in pochi quelli che davvero hanno questa dote.

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