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B — Bellezza: Concetto fondante dell’estetica italiana, dall’arte classica al Rinascimento. Unisce armonia, proporzione e percezione emotiva.
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B — Bellezza: Non è solo un ideale estetico, ma un valore identitario per l'Italia. Rappresenta il patrimonio artistico e paesaggistico che ci circonda, influenzando profondamente il nostro modo di vivere e di percepire il mondo.
Entrambi i modelli fanno riferimento alla cultura italiana, e a un concetto artistico del termine. Il primo vede la bellezza come l'assieme estetico tipicamente italiano in cui sono raccolti armonia, proporzioni ed emozioni. L'altro espande l'idea a una forma espressiva del nostro tipico way of life.
Il problema è entrambi affrontano il significato della parola in modo astratto, perché se è vero che l'Italia è un paese meraviglioso, è altrettanto vero che il tipico way of life citato non esiste.
Guardiamoci attorno. La gente gira per strada vestita seguendo ciò che il mercato detta. I brand sportivi la fanno da padrone. Gli abbinamenti di colore sono scelti per colpire, e non per armonizzare. Se osserviamo le nostre città, e lo facciamo con spirito critico, subito notiamo il caos, e non l'armonia. I centri storici sono assediati da una periferia disordinata, spesso in pessime condizioni, perché la maggior parte dei palazzi sono stati costruiti in fretta e furia nel dopoguerra, per dare un tetto a tutte le famiglie sopravvissute ai bombardamenti, e dopo sessant'anni, quei palazzi mostrano tutti i difetti di quella fretta. Ma anche questa cerchia periferica è oggi assediata da aree commerciali e industriali, capannoni, e ancora capannoni, e luci abbacinanti, ristoranti, fast food, e ancora capannoni... Il tutto per la gioia di una globalizzazione che nulla ha a che vedere con la bellezza del nostro paese, e che svela brutalmente che la way of life di un italiano medio non è molto differente da quella di un americano medio, di un parigino medio, di uno spagnolo medio, o di un tedesco, o di un giapponese. Certo, ci sono piccole sfumature, ma anche queste si stanno affievolendo alla velocità della luce.
Abbiamo la moda. Sì. Guardiamo queste sfilate di moda. Poi usciamo per strada. In quanti vestono con abiti analoghi a quelli delle sfilate? Ok, la moda detta i mood, non per forza il design del mercato di massa dei vestiti. Per cui se quest'anno va di moda il verde pistacchio, ecco che avremo magliette prodotte dal peggior fast fashion color verde pistacchio. Ma è questa l'estetica, l'armonia, la bellezza tanto acclamata dai due modelli?
Certo... Non è colpa dei modelli se l'Italia non è come la dipingono. Non hanno occhi, non hanno naso, non hanno orecchie, non hanno bocca, e neppure gambe e braccia, per ora. Per cui loro prendono le informazioni dalle enormi banche dati che gli facciamo leggere. E qui casca il grande equivoco. Se a un cieco dalla nascita racconti che il sole è blu, e il mare è giallo, e tutti sono d'accordo per sostenere questa tesi quando frequentano il cieco, lui potrà solo dare atto al fatto che il sole è blu e il mare è giallo. Con l'aggravante che un cieco non sa esattamente cosa è il blu, e cosa è il giallo, per cui, se mai dovesse improvvisamente riacquisire la vista, le persone che l'avevano ingannato fino a un minuto prima, potrebbero continuare con l'inganno dicendo che il colore che sta vedendo è effettivamente giallo per il mare, e blu per il sole. Questo è ciò che molti chiamano bias cognitivo, ovvero una informazione che diamo per veritiera, e che non lo è, ma non perché noi siamo ignoranti e semplicemente sbagliamo di grosso, ma perché è ciò che ci è sempre stato detto, e a cui abbiamo creduto, perché avevamo fiducia in colui che ci ha istruito.
Già, perché noi stessi ci raccontiamo questa meravigliosa frottola che il nostro è il paese più bello del mondo. Facciamo finta che lo sia, perché basta guardarsi attorno per capire che la verità è un po' diversa. Pensiamo ai rifiuti scaricati a lato della strada, ai terreni inquinati, alla natura sacrificata per costruire cattedrali nel deserto, ai cantieri mai terminati, all'inquinamento atmosferico della pianura padana, alla mucillagine, ai marciapiedi, sporchi, con cicche e resti di cibo a terra, ai bidoni della spazzatura distrutti, ai muri dei palazzi storici martoriati da scritte indecenti (e non parlo di murales degni di essere esposti in una galleria d'arte, parlo dei tag, dei vaffa, degli scarabocchi, che nel 2025 fatico parecchio a paragonarli con l'arte rupestre dei nostri antenati, ma chissà...); parlo della disparità tra chi vive nel benessere e chi fatica ad arrivare a fine mese, e spesso sono questi ultimi a frequentare ogni outlet a caccia di super sconti per poter indossare un abito firmato, e sentirsi quasi felice per poter avere sulle spalle un oggetto che solitamente solo i ricchi indossano. Che poi, i veri ricchi, indossano quei capi solo perché sono pagati per farlo... Si chiama pubblicità!
In conclusione, la bellezza è un concetto differente, per me. E' la diversità, il caos, la creatività, il rumore, l'energia, il vecchio e il nuovo che cozzano l'uno contro l'altro senza alcun senso o coerenza. La bellezza è il brodo primordiale, natura incontaminata ed ecomostri che convivono, messaggi vecchi e nuovi che si infrangono, un percorso non lineare che neppure ha un traguardo. La bellezza, lo diceva un vecchio spot, è il viaggio. E allora sì, l'Italia è il paese più bello del mondo, perché è incoerente, impreciso, incapace, inaffidabile, e soprattutto, in ogni angolo in cui getti lo sguardo, trovi qualcosa che ti stupisce, che ti sorprende.
Una cosa del genere non la trovi da nessun'altra parte.



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