Mercato

 Mio padre scriveva zirudéle. Sono poesie in dialetto bolognese. Ha cominciato a scriverle quando io pubblicavo i miei primi romanzi. Me le faceva leggere, faceva i concorsi, e vinceva pure. Le sue zirudéle erano pure, parole per descrivere una emozione, o la natura, o il suo passato, la sua storia. La sua scrittura era pura, quella di un uomo intelligente che non ha potuto studiare, che ha dovuto lasciare la scuola per andare a lavorare, per aiutare la famiglia. Poco importa se ogni tanto gli scappava una 'h' di troppo, o un apostrofo di troppo. I contenuti erano la cosa importante.

Forse è per questo che ho smesso di scrivere. Il desiderio di comunicare, di raccontare storie, stava andando in secondo piano. Spendevo più tempo nell'editing che nello script. Ero consapevole che un "qual'è" solitario sfuggito ai controlli poteva scatenare critiche demolenti a tutto tondo, e il messaggio veniva perso per sempre. 

Il contenuto era sacrificato alla forma.

A tutti, bene o male, ho sempre raccontato di aver smesso per mancanza di tempo. A pochi ho raccontato la verità. Una triste verità. 

La scrittura è alimentata da un interiore desidero di comunicare. Per lo meno così l'ho sempre intesa io, la scrittura. C'è bisogno di qualcuno che voglia leggere, che voglia assorbire i messaggi contenuti nei testi. C'è bisogno anche di qualcuno che sia disposto a distribuirli, quei messaggi.

Il mondo a cui mi stavo approcciando, però, era più concentrato sulla forma.
Il mondo a cui mi stavo approcciando, però, era più concentrato a ripetere sempre gli stessi messaggi.
Il mondo a cui mi stavo approcciando, però, era poco incline a seguire l'indole di chi scrive.
Il mondo a cui mi stavo approcciando, però, era molto incline all'omologazione.

Il mondo a cui mi stavo approcciando, però, era in realtà un mercato.

Se il mondo vuole le pere, tu devi coltivare le pere. Poco importa se nel tuo campo crescono meglio le fragole. Devi coltivare le pere.

Oggi mio padre non scrive più poesie.

Io... ho ricominciato a scrivere qui sopra. Solo pensieri. Niente racconti, niente romanzi, niente storie. Solo pensieri.

E scrivo anche testi per delle canzoni. Canzoni che non saranno mai cantate, né suonate, da un umano. Perché il mondo della musica non è molto differente da quello della scrittura.

Non sono mondi... Sono mercati.

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