Ieri mattina ho urlato
Avevo mal di testa. Ero storto di mio, con pensieri continui che mi tormentano da ormai parecchio tempo. Il lavoro meccanico zero-pensieri di chi spolvera mi aiutava a smaltire la crisi. La chiacchiera in cuffia sulla storia della Sega Dreamcast era ciò che mi isolava dal resto del mondo.
Faceva caldo nonostante fosse il primo di novembre. Un clima strano. Mi faceva male il ginocchio, sinonimo di una condizione meteo in veloce cambiamento.
Mi sono fermato un attimo per prendere dei fermenti lattici. Ale è venuta in cucina e ha cominciato a parlare, non con me, ma come fa di tanto in tanto, dicendo ad alta voce ciò che sta facendo.
Non so, mi sono sentito oppresso. Podcast alle orecchie. Ale che parla. Sansone che vuole attenzioni, e magari qualcosa da sgranocchiare, e piagnucola, mi salta sul ginocchio che mi fa male.
Poi suona il campanello... E' insistente. Driiiiiiin, Drin, Driiiiiin... Quanto odio quel campanello. E' stridulo. Vorrei cambiarlo.
Sansone esplode. Corre alla porta. Abbaia come un matto. Anche lui odia il campanello.
Ale va alla porta. Guarda lo spioncino. Sansone Abbaia. Mi dice qualcosa ma non capisco. Ho ancora il podcast nelle orecchie. Lo interrompo. Sansone Abbaia. Ale ripete ma con Sansone impazzito, ancora non capisco, ma immagino... E' Antonio, il JW che mi tormenta da ormai due decenni, sin da quando vivevo in un altro appartamento - stesso quartiere - prima di conoscere Ale.
Cortocircuito.
"Ho urlato. Basta! Non ne posso più!" Eccetera, eccetera, rivolto al cane che, sinceramente ha preso troppo sul serio il proprio ruolo di cane da guardia. Sotto sotto, però, lo so che non è colpa del cane...



Commenti
Posta un commento