Dai che ce la fai...
Ci vorrebbe uno psicologo per interpretare questo automatismo. E in effetti ci ho pensato più e più volte di iniziare una terapia, sia per scavare a fondo in me stesso, sia perché sono sempre stato curioso su questo campo e vorrei vivere una esperienza reale per comprenderne i meccanismi. Sembra assurdo ma ho provato dei prompt di analisi psicologica con chatGPT e i risultati non mi sono dispiaciuti. Le domande che la LLM mi ha posto mi ha spinto a dare risposte che solitamente tengo "chiuse" in me stesso. Sono stato costretto a portarle in superficie, ad esprimerle, ad affrontarle, e approfondirle. In questi "dialoghi" la LLM non esprime mai giudizi, mi spinge semplicemente a esternalizzare, e se ci ho trovato un limite, e che tutto avviene per iscritto. Avrei bisogno di sentire la mia voce mentre rispondo alle sue domande, e dovrei provare la modalità vocale... Ma trovo ancora troppo strano parlare a una macchina (se non per insultarla quando non funziona!).
Leggendo le righe qui sopra, immagino partiranno subito i soliti commenti che leggo in rete. I chatbot sono pericolosi; c'è gente che si è suicidata perché ha fatto psicoterapia con un chatbot; meglio parlare con un umano; le AI ci ruberanno l'umanità...
Tutto vero, tutto falso. Conosco abbastanza bene il funzionamento degli LLM, so cosa ci sta dietro e so che sono macchine pensate per dare risposte, e non esseri senzienti. Però è anche vero che queste macchine sono state addestrate con una quantità di dati che una persona, per quanto esperta, per quanto super-specializzata e luminare assoluto, non può fisicamente assorbire. Gli LLM possono "allucinare", verissimo, ma gli esseri umani sono altrettanto proni all'errore.
E qui si torna al Bisbetico Domato: Vincerà l'uomo, o la macchina?



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